Massacrato nel garage a Torre Annunziata, chiuse le indagini per il delitto Cerrato. Le 4 belve rischiano l’ergastolo

Ciro Formisano,  

Massacrato nel garage a Torre Annunziata, chiuse le indagini per il delitto Cerrato. Le 4 belve rischiano l’ergastolo

L’indagine è chiusa. La Procura di Torre Annunziata ha in mano tutte le prove per inchiodare i 4 indagati accusati di aver partecipato al massacro di Maurizio Cerrato, l’uomo di sessantuno anni ucciso il 19 aprile scorso all’interno di un garage a Torre Annunziata. A 8 mesi dal delitto di via IV Novembre gli inquirenti hanno chiuso il cerchio delle indagini e si preparano a chiedere il rinvio a giudizio dei sospettati. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Giuliana Moccia – che ha coordinato l’inchiesta  – ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Destinatari del provvedimento Antonio Cirillo, l’uomo ritenuto vicino al clan Gionta che ha confessato di aver sferrato la coltellata mortale al povero Maurizio, suo padre Francesco, pluripregiudicato ed unico dei sospettati che ha ottenuto i domiciliari, e i fratelli Domenico e Giorgio Scaramella (a difendere gli indagati gli avvocati Antonio de Martino, Antonio Rocco Briganti, Andrea Ciuonzo e Antonio Iorio). I 4 sospettati rispondono, in concorso, del reato di omicidio con l’aggravante dei futili motivi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Cerrato è corso in aiuto di sua figlia, Maria Adriana, aggredita da alcuni familiari degli Scaramella in seguito a una lite per un posto auto occupato abusivamente con una sedia. Da qui il primo scontro fisico tra la vittima e Giorgio Scaramella che avrebbe colpito il sessantunenne alla testa con un compressore. Sembra finita qui, ma il peggio deve ancora venire. Giorgio Scaramella chiama suo fratello Domenico che si trova in compagnia di Antonio e Francesco Cirillo. I tre si catapultano nel garage di via IV Novembre e aggrediscono Cerrato. La tragedia si consuma in meno di centoventi secondi. La vittima viene accerchiata, pestata e poi immobilizzata. Fino a quando Antonio Cirillo non tira fuori un coltello da cucina e lo conficca nel petto di Cerrato uccidendolo. Al centro del fascicolo aperto dai pm ci sono i racconti di Antonio Cirillo e anche i video del sistema di sorveglianza interno al garage. Filmati prima cancellati dai titolari dell’autorimessa (perché minacciati dagli Scaramella) e poi ricostruiti dalle meticolose indagini degli inquirenti. Indizi destinati a finire al centro del processo che rischia di costare l’ergastolo ai 4 indagati accusati di aver ammazzato senza pietà un uomo innocente in seguito ad una banale lite per un posto auto.

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