Racket da 100mila euro a Torre Annunziata, in cella un altro soldato del clan Gionta

Salvatore Piro,  

Racket da 100mila euro a Torre Annunziata, in cella un altro soldato del clan Gionta

Avrebbe tentato di estorcere una tangente da 100.000 euro presentandosi a nome del clan Gionta. Con quest’accusa è stato arrestato, giovedì mattina dai poliziotti del commissariato di Torre Annunziata, Carlo Cagliaferro, quarantanovenne ritenuto legato al clan dei Valentini. A carico dell’uomo è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Napoli su richieste della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Le indagini hanno fatto luce su un tentativo estorsivo aggravato dal metodo mafioso di cui l’indagato si sarebbe reso protagonista. La vittima, un imprenditore del settore della distribuzione dei latticini, sarebbe stata avvicinata dall’indagato. Cagliaferro avrebbe chiesto all’imprenditore di consegnargli una cifra di circa 100.000 euro a titolo estorsivo. Soldi chiesti paventando la sua appartenenza al clan Gionta. A carico dell’indagato – come ribadito in una nota diffusa dalla Procura di Napoli – «risultano gravi indizi per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso». L’uomo, secondo gli inquirenti, avrebbe più volte avvicinato la vittima per costringerla a pagare la dazione estorsiva. Episodio che sarebbe avvenuto nel 2020, anno nel quale il clan – come dimostrato da una precedente inchiesta sfociata a novembre in un’ordinanza cautelare per 19 persone – avrebbe stretto nella sua morsa estorsiva decine di attività commerciali del territorio con l’obiettivo di reperire fondi da investire nella guerra contro i rivali del Quarto Sistema. Accuse dalle quali proverà comunque a difendersi Cagliaferro. L’uomo è stato condotto, nelle scorse ore, nelle celle del carcere di Santa Maria Capua Vetere e già lunedì è fissato l’interrogatorio di garanzia. In quell’occasione il sospettato avrà la possibilità, se lo riterrà opportuno, di fornire la propria versione dei fatti e provare a dimostrare la sua innocenza rispetto alle gravissime accuse contestate dai magistrati dell’Antimafia.

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