Torre del Greco, il politico-ultrà «salva» il sindaco Palomba. L’opposizione si spacca e litiga
Torre del Greco. Nel momento del bisogno, non ha esitato a gettare la maschera e a «salvare» il sindaco Giovanni Palomba dalla prima disfatta in consiglio comunale. Facendo saltare il piano dell’opposizione e mantenendo a galla la risicata maggioranza di palazzo Baronale. è stato Pasquale Brancaccio – il politico-ultrà sceso dalla carovana del buongoverno, insieme al gruppo di dissidenti, all’indomani dell’inciucio di gennaio 2021 – a regalare l’attesa boccata d’ossigeno allo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio, arrivato in aula con la «forza» di soli 11 voti: un ritorno capace di rasserenare il primo cittadino – inizialmente protagonista di uno «scoppiettante» botta & risposta con il suo predecessore Valerio Ciavolino – e aprire una crepa nel muro della minoranza, mai così «presente» tra gli scranni di palazzo Baronale.
Conferme e sorprese
All’appello chiamato con inusuale puntualità dal capo dell’assise Gaetano Frulio – pronto a ribadire, a dispetto del passaggio all’opposizione, il proprio ruolo di «garante» di tutti i consiglieri comunali e a scatenare così sarcastici sorrisi e polemici sberleffi – si è avuta la conferma dell’assenza di Antonio D’Ambrosio, rimasto bloccato a casa dal Covid-19. Ma a sorprendere sono stati i ritorni in aula di Carmela Iacomino – la moglie del commissario cittadino di Forza Italia – e dell’ex vicesindaco Romina Stilo, assenti alle ultime sedute del consiglio comunale. Sulla carta, dunque, l’opposizione contava su 13 voti – compreso, in teoria, il voto di Pasquale Brancaccio – e la «maggioranza» solo undici. Così prima Valerio Ciavolino – capace di fare saltare dalla sedia il primo cittadino, pronto a minacciare di inviare l’intervento dell’ex enfant prodige di Forza Italia ai carabinieri per le valutazioni del caso – e poi il grillino Vincenzo Salerno hanno affondato i colpi sulla «carcassa» della carovana del buongoverno, invitando sindaco e colleghi a staccare la spina all’amministrazione comunale. Ma la carta d’identità sventolata dal capogruppo del M5S per iniziare l’autentica delle firme per le dimissioni è rimasta l’unica arrivata al tavolo della presidenza. Così, al termine di un’ora definita con mirabile impudicizia da Gaetano Frulio di «discussione politica», si è arrivati alla prova della verità per Giovanni Palomba e la sua maggioranza.
Il ritorno all’ovile
Archiviati gli «show» a favore delle telecamere, il camaleonte Ciro Piccirillo ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno dei lavori per certificare – numeri alla mano – il flop di Giovanni Palomba & company. Ma il piano costruito in ore di «riunioni carbonare» tra i corridoi di palazzo Baronale è crollato davanti al dietrofront di Pasquale Brancaccio: il vice presidente del consiglio comunale si è scrollato di dosso l’etichetta posticcia di dissidente e si è aggiunto ufficialmente alla maggioranza, uscendo dall’equivoco in cui si era strategicamente crogiolato negli ultimi sei mesi. La mossa – seppure attesa e praticamente annunciata – ha avuto un effetto deflagrante per l’opposizione, portando alla luce le «ragioni di convenienza» capaci di tenere momentaneamente insieme esponenti di M5S, Pd, Lega e Forza Italia.
La benzina per il sindaco
A sfaldare la minoranza è stata la delibera relativa allo sbarco di nuovi distributori di benzina sul territorio, l’unico vero atto all’attenzione dell’assise. Ebbene, non solo l’emendamento proposto dal capogruppo del M5S è stato bocciato, ma il provvedimento è stato approvato a maggioranza e con diverse assenze strategiche – in primis, Luigi Caldarola – tra i banchi della minoranza. Non a caso, al termine della seduta è stato registrato un vivace «scambio d’opinione» tra il soldato di via Lamaria e il pentastellato «abbandonato» in aula. Il tutto, sotto gli occhi di un sollevato Giovanni Palomba. Arrivato a un voto dalla prima disfatta in consiglio comunale, eppure rimasto in piedi. @riproduzione riservata

