Trentasei anni fa il capolavoro di Maradona in Messico

Nunzio Marrazzo,  
Il 22 giugno 1986 il fuoriclasse segnò la doppietta all’Inghilterra: allo stadio Atzeca il Pibe firmò il gol del secolo dribblando mezza squadra

Trentasei anni fa il capolavoro di Maradona in Messico

Genio e sregolatezza, questo è stato Diego Armando Maradona. Nonostante il suo frenetico modo di godersi la vita, fatta di alti e bassi, El Pelusa ha segnato un’epoca con giocate che vanno al di là delle leggi della fisica, prendendosi di diritto il titolo di calciatore più forte di tutti i tempi.

Oggi, 22 giugno 2022, si celebra uno dei match più emblematici disputati dal 10 argentino. Sono trascorsi 36 anni da quel famosissimo scontro Argentina-Inghilterra del mondiale in Messico del 1986. Una data che riaffiora nostalgici ricordi per l’Albiceleste, ma soprattutto per gli amanti del calcio.

In quel quarto di finale, Diego Armando Maradona da solo riuscì ad annichilire la formazione d’oltre manica, rubando la scena con una doppietta che resterà per sempre scalfita nella storia del calcio. Gli inglesi furono avvertiti da Maradona qualche anno prima.

In occasione di un’amichevole disputata a Wembley nel 1979, El Diez anticipò quello che sette anni più tardi sarebbe diventato il gol del secolo. Maradona dribblò mezza squadra avversaria, ma a tu per tu col portiere britannico Clemence calciò sul fondo.

A mettere sulla strada giusta El Pelusa ci pensò Hugo Maradona. Il fratello di Diego, scomparso il 2021 dopo la stessa morte del Pibe de Oro, disse al 10 argentino che avrebbe dovuto dribblare anche il portiere. Un consiglio che Diego Armando Maradona si ricordò l’86 a Città del Messico contro l’Inghilterra.

Quel giorno, il 22 giugno del 1986, Maradona decise che per la sua Argentina era arrivato il momento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Sette anni dopo quell’amichevole, il destino offrì a Diego l’opportunità di rifarsi e così fu.

Le due selezioni si ritrovarono contro al mondiale per la prima volta dopo la sanguinosa guerra delle Isole Falkland, arcipelago vicino la parte meridionale dell’Argentina. Quelle isole tuttora fanno parte del Regno Unito dal 1833, ma il paese sudamericano nel 1982 rivendicò la sovranità, dando vita ad un cruento conflitto.

Lo stato d’animo del paese sudamericano si riversò inconsciamente anche sulla selezione capeggiata da Diego Armando Maradona, che più di tutti si fece promotore di un riscatto sociale e calcistico, portando a casa il mondiale dell’86. Non a caso, quella situazione suscitò nel 10 argentino una voglia di vincere mai vista prima, dal momento che sentiva sulle spalle il peso delle sofferenze e dei desideri di un intero popolo. Il segnale forte e chiaro dell’Argentina arrivò proprio in quel quarto di finale, dove l’Inghilterra si vide obbligata a chinare la testa dinanzi alle gesta di Maradona. Con una doppietta memorabile, il calciatore più forte del pianeta riuscì a rubare la scena in Messico.

La prima rete arrivò con il celebre gol di mano, con lo stesso Diego che dichiarò: “È stata la mano di Dio”. Con il pugno serrato, Maradona riuscì a scavalcare l’estremo difensore Peter Shilton, sbloccando la gara. Nel momento dell’esultanza, D10S richiamò a sé i compagni rimasti fermi, dicendogli: “Venite ad abbracciarmi, o l’arbitro non lo convaliderà”.

Il secondo gol, invece, lo trovò con un’azione personale mai vista prima, una cavalcata iconica partita dalla metà campo fino in porta. La leggenda argentina mandò in tilt mezza Inghilterra e, tenendo bene a mente il consiglio di suo fratello Ugo, diversamente dal 1979, quel giorno mise a sedere anche il portiere, depositando la palla in rete per il definitivo 2-1. Gol che ha segnato un’epoca, nominato come il più bello di sempre dalla stessa Fifa. Una doppietta storica di una stella argentina che resterà per sempre a capo dell’Olimpo del calcio. Diego Armando Maradona, al di là del suo vissuto discutibile, rimarrà l’unico vero Dio del pallone. Anche perché “La pelota no se mancha”.

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