Cocaina e crack, la droga è un incubo: minorenni a rischio

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Cresce anche la dipendenza dall’alcol. Nuovo allarme degli esperti

Cocaina e crack, la droga è un incubo: minorenni a rischio

Napoli. La cocaina e il crack sono le sostanze più utilizzate. E sono in continua crescita la richiesta di aiuto per minori.

Questa è in sintesi la fotografia scattata dall’Osservatorio sulle dipendenze di San Patrignano 2022, un rapporto basato sull’analisi tossicologica dei 327 ragazzi e ragazze che hanno fatto il loro ingresso in comunità fra maggio 2021 e aprile 2022.

Una fotografia che può essere proiettata, dicono gli esperti, su tutto il territorio nazionale come cartina di tornasole di un’emergenza che va affrontata senza indugio nell’interesse soprattutto dei più giovani. I dati sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro la droga (ieri, 26 giugno). E l’allarme suona in maniera ancora più assordante perché gli ingressi in comunità sono di nuovo in risalita rispetto l’anno precedente caratterizzato dal Covid.

Un dato che non non incide tuttavia su quelli legati all’utilizzo di sostanze che confermano le tendenze degli anni passati.

Le droghe più usate

Fra chi è entrato in comunità, la cocaina resta la sostanza più utilizzata, pari al 94,8%, seguita dalla cannabis, 89%, mentre l’eroina si è attestata al 42,2%.

Per tutte si è registrato un leggero calo rispetto l’anno passato quando erano al 96%, al 90,9% e al 46%. Nonostante questo la preoccupazione maggiore è data dalla cocaina che resta al primo posto per dipendenza, pari al 78%, mentre l’eroina si ferma al 31,8%. Collegato a questo dato, la modalità di assunzione delle sostanze, che vede in continuo calo l’uso per via iniettiva, pari solo al 22% fra i nuovi entrati, e in costante calo rispetto al passato, considerato che nel 2015 l’utilizzo di sostanze per via iniettiva era ancora pari al 42%.

Il crack

«Nei nostri dati, fra i consumatori di cocaina, sono conteggiati anche gli utilizzatori di crack», ha spiegato Antonio Boschini, responsabile terapeutico della comunità a margine della presentazione dei numeri del rapporto. «E’ molto diffuso infatti l’uso di cocaina sia inalata che fumata, ma le due dipendenze sono diverse e sembrano definire due gruppi di persone provenienti da contesti differenti. La cocaina inalata inoltre è quasi sempre associata all’uso di alcol, mentre chi fuma il crack, non raramente inizia ad usare anche eroina, sempre fumata».

In leggero calo risulta anche l’utilizzo delle droghe sintetiche, con l’ecstasy utilizzata dal 44%, che supera di poco l’eroina, le amfetamine al 26,6%, la ketamina al 25,7% e gli allucinogeni al 26,9%.

Viste queste percentuali è facile intuire che la poliassunzione riguarda gran parte dei neo entrati (85,7%), un dato costante dal 2015 ad oggi, visto che non è mai stato inferiore all’85%.

Abuso di alcol

Va sottolineato come il 35,5% dei nuovi entrati facesse un uso patologico di alcol e il 33% fosse solito alla pratica del bindge drinking. Rispetto al gioco d’azzardo, invece, sono 10 le persone entrate unicamente per questa dipendenza, mentre sono 24 persone quelle che presentano sia un problema di tos- sicodipendenza che di ludopatia.

Da segnalare che fra i 327 nuovi ingressi del periodo preso in considerazione, ben 33 (10%) sono minorenni, di cui 15 ragazze e 18 ragazzi, fra cui un 12enne.

Come è emerso i due centri minori presenti in comunità sono per giovanissimi con vari problemi di devianza e quindi non solo di dipendenza, anche se è indubbio che a San Patrignano spesso arrivano anche perché hanno già fatto le loro prime esperienze con alcol e sostanze.

Fra loro 4 avevano già una dipendenza da eroina, gran parte aveva provato la cocaina e la quasi totalità fumava cannabis.

Gli under 35

Rispetto alle persone entrate fra maggio 2021 e aprile 2022, si è mantenuta all’incirca la stessa percentuale degli anni precedenti fra uomini e donne, con queste ultime che si sono attestate al 16,8%, mentre l’età di chi ha fatto il suo ingresso in comunità è stato per lo più under 35 (72%) con un’età media di 30 anni (fra i maschi 31 e fra le donne 27) che scende già a 29 se si escludono i 20 over 45.

Nuovi entrati che sono espressione di tutto lo Stivale con il maggior numero delle persone da Lombardia (42), Emilia-Romagna (37) e Campania (34).

Sul totale, emerge dall’indagine, sono stati 20 gli stranieri che hanno fatto il loro ingresso in comunità di cui quattro arrivati direttamente dal loro Paese d’origine, nello specifico Albania, Gran Bretagna, Croazia e Lettonia.

Dal Sert alla comunità

Il 60,8% del totale era già seguito dai Sert, mentre per il 26% si tratta del secondo percorso terapeutico. Da segnalare che sono 44 le persone che hanno avuto almeno un ingresso in carcere e 19 quelle che sono arrivate in comunità in regime di pena alternativa. Un problema dipendenza che continua a colpire indirettamente anche tanti bimbi, visto che delle 327 persone entrate in percorso, ben 61 hanno lasciato a casa almeno un figlio. I padri sono 51 e 10 le madri. Non nuovo infine il problema di ragazzi che hanno almeno uno dei due genitori alle prese o con alle spalle una dipendenza, il 20% del totale.

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