Circum, tutti i mali: «Pochi fondi, troppe liti: c’è chi rema contro»

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Il presidente di Eav analizza la crisi dei trasporti: «Due sindacati su sette mi attaccano, ma i conti sono in rosso»

Circum, tutti i mali: «Pochi fondi, troppe liti: c’è chi rema contro»
Umberto De Gregorio

Napoli. È un periodo caldo, in tutti i sensi. Il settore dei trasporti pubblici sta vivendo grosse difficoltà complice la batosta avuta durante la pandemia e le quotidiane difficoltà che si presentano. Grane che hanno creato una situazione di disagio e malcontento generale anche all’interno dell’Ente Autonomo Volturno. Umberto De Gregorio, Presidente e Amministratore Delegato della holding dei trasporti della Regione Campania fa il punto della situazione. Sotto la sua dirigenza è riuscito a risanare e accrescere il patrimonio dell’Eav.

Com’è stato affrontare questo percorso?

«Complicato, perché abbiamo affrontato una situazione fallimentare da tre punti di vista. Dal punto di vista finanziario avevamo 750 milioni di debiti e 10 milioni di patrimonio e abbiamo risolto. Ma c’è anche un fallimento tecnologico: treni e infrastrutture sono vecchi e vanno modificati in maniera sostanziale. Andava fatto già 30 anni fa. E poi c’è un fallimento organizzativo: nel 2013 sono stati messi insieme ferro, gomma, funivia, investimenti. Non c’è una sola azienda italiana che abbia la stessa situazione dell’Eav. Ma siamo a metà percorso».

L’Eav riveste un ruolo fondamentale sia per i cittadini campani che per i turisti. Quali sono i progetti in corso per le linee ferroviarie ad alta vocazione turistica?

«Per la Circumvesuviana per Sorrento e per la Cumana che va verso i Campi Flegrei stiamo programmando nuovi investimenti. I treni nuovi sulle linee flegree sono già arrivati. Sulle linee vesuviane, se non ci fosse stato un contenzioso amministrativo durato 2 anni, pure sarebbero arrivati. Ma hanno contributo la pandemia e la guerra in Ucraina. La Stadler, azienda che doveva fornici i nuovi treni, avendo il suo stabilimento in Bielorussia, ha previsto un ritardo di un 1 anno e mezza per la consegna. Ma per lo meno arrivano. Sei anni fa non erano nemmeno in sogno. E poi stiamo interloquendo con la Regione per avere un finanziamento per altri 80 treni. È giusto che i pendolari si lamentino, ma io faccio i conti con la realtà».

La sospensione di molteplici corse, in questi giorni, penalizza soprattutto i pendolari. Che piani ci sono se la situazio- ne persiste?

«Siamo l’unica azienda participata della Regione Campania che ha fatto mille assunzioni negli ultimi 3 anni. Non hanno risolto il problema, ma solo evitato che si chiudesse il trasporto. Il comune di Napoli ha perso 5 mila dipendenti e non ha assunto nessuno fino ad oggi. Lo stesso vale per l’Anm e per la Ctp che è fallita. Noi, invece, abbiamo fatto una cosa importante e nei prossimi 5 anni vogliamo fare altre mille assunzioni. Non solo treni nuovi e infrastruttura rimodernata, qui ci sono oltre 300 milioni di finanziamenti grazie al Pnrr, ma anche le mille assunzioni. Non andranno soltanto a sostituire chi va via».

Sono giorni difficili per le linee ferroviarie Eav. In un comunicato da parte della dirigenza si è parlato di “un’azione di sabotaggio da parte di uno sparuto gruppo di dipendenti irresponsabili”. Che sviluppi ci sono stati al riguardo?

«Abbiamo dei lavoratori che normalmente fanno il lavoro straordinario per sopperire alle esigenze. Ma il lavoro straordinario non è obbligatorio. Si può decidere se farlo o meno. Quello che non va è quando dall’oggi al domani si ferma tutto il lavoro straordinario. Non è normale, è un’operazione di sabotaggio. Se non si vogliono fare straordinari per i prossimi tre mesi, ne prendo atto. Si fa un servizio senza tener conto dello straordinario. Ma io non accuso nessuno, perché se i lavoratori lo vogliono fare ci sono macchinisti che l’estate scorsa hanno preso anche più di 4mila euro. Per chi non vuole farlo è un loro sacrosanto diritto. Ma c’è bisogno di un clima di collaborazione. Anche perché la situazione finanziaria dopo il covid e il caro energia è molto delicata. Invito tutti al senso di responsabilità».

Alcuni sindacati hanno mosso alla direzione delle accuse di “lacune gestionali”.

«Al massimo 2 sindacati su 7, qualche sindacato autonomo. Non i sindacati confederati e responsabili. Alcuni sindacati buttano sempre acqua sul fuoco nei momenti caldi. Così però non si fa un danno a De Gregorio, ma all’azienda composta da macchinisti, capitreno, operai e impiegati. È un danno a loro stessi».

Ci sono delle condizioni per porre fine a questa situazione?

«Sicuramente, ma bisogna essere chiari. Se si vogliono più soldi perché fa caldo e i treni sono vecchi e affollati, non c’è la possibilità. Per gli aumenti la porta è chiusa. Bisogna pagare gli stipendi e la 14esima. Se invece si vuole fare un ragionamento serio e in prospettiva nel cercare di migliorare la produttività e ottenere qualche incremento di retribuzione, è diverso. Ma non posso promettere di pagare di più e a fine mese non avere soldi per gli stipendi. Bisogna essere seri e responsabili».

Che aspettative ha nei confronti del futuro di questa azienda?

«Continuare a sudare ogni giorno. Ma c’è un limite a tutto: non è detto che io debba rimanere qui per i prossimi 5 anni. Lo farò se troverò la collaborazione che c’è sempre stata. Tutti criticano, com’è giusto che sia, ma questa azienda ha fatto grandi passi in avanti. Ci sono grandi risorse per gli investimenti e un bacino territoriale importante dove la clientela può ancora aumentare. Poi bisogna fare una grande operazione culturale con il territorio: i biglietti vanno pagati. Non è più possibile il contrario. Oggi si possono fare anche con la carta di credito e il cellulare. Siamo nel mondo contemporaneo, non più nel Medioevo».

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