Biliardini e flipper, quando lo Stato lucra sulla felicità

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Solo un emendamento cancella la tassazione prevista. L’ondata di proteste riesce ad ottenere il passo indietro

Biliardini e flipper, quando lo Stato lucra sulla felicità

Che differenza c’è tra una slot machine mangia soldi, di quelle che finiscono per succhiare le economie di una famiglia e il biliardino? All’apparenza nessuna, eppure per una settimana allo Stato Italiano, attraverso la mediazione dell’Agenzia delle Dogane, questa clamorosa differenziazione non è saltata all’occhio. Tanto da voler pretendere dai gestori che avessero all’interno dei propri locali non solo il calcio balilla, ma anche il ping pong o il flipper una tassa sproporzionata rispetto agli incassi.

Il biliardino non è un gioco normale. E’ il gioco per eccellenza. Quello che proietta su un campo di plastica dura undici giocatori impalati che da piccolo ognuno si divertiva a far roteare. “Bum” è sempre stato il rumore della palla bianca, che inevitabilmente diventava nera e spelacchiata, nella porta avversaria. Partite amichevoli, che però di amichevole non avevano nulla, urla, strepiti, accuse, anche litigi feroci.

Il biliardino ha unito generazioni intere. Era lui il protagonista delle sale al coperto dei lidi. Spesso anche un pretesto per poter guardare la ragazza più bella della spiaggia. Eppure, per uno Stato arido, che non conosce la differenza tra una slot e il calcio balilla, quello era un gioco da tassare. Come il flipper, che ha abituato negli anni al gioco d’anca, generazioni di adolescenti, o il ping pong. Solo qualche giorno fa, addirittura il Parlamento,è dovuto intervenire per sanare quella che sembrava una sorta di ingiustizia sociale.

Biliardini salvi negli stabilimenti e nelle sale giochi di tutta Italia, titolava un’agenzia di stampa. Una norma inserita nel maxiemendamento al dl Pnrr di fatto non equipara piu’ calciobalilla, flipper e tavoli da ping pong alle slot machine e ai videopoker dal punto di vista delle verifiche tecniche e del nulla osta: per questi giochi non serviranno dunque piu’ le certificazioni. Resta invece la tassa sull’intrattenimento. Ed anche qui tanto sarebbe da dire. Ma va bene almeno che qualcuno si sia passato la mano sulla coscienza evitando di condannare il gioco più apprezzato da milioni di ragazzini in una sorta di parentela scomoda con slot o giochi succhiasoldi.

Per l’Agenzia delle Dogane, spiega il direttore Marcello Minenna, “l’approvazione della norma, portera’ senza ombra di dubbio ad una disciplina direttoriale tendente ad eliminare le certificazioni per i biliardini” e “partira’ appena entra in vigore la legge”.

Dunque per chi gestisce gli stabilimenti che hanno un biliardino in spiaggia, “fatta l’autocertificazione, non c’e’ alcun pericolo multa” e per questo “verranno prorogati i termini al 31 luglio per presentare le autocertificazioni”.

I primi ad essere soddisfatti, sicuramente, sono stati i gestori dei lidi balneari. “La riapertura dei termini per la regolarizzazione e l’imminente esonero – commenta Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe-Confcommercio – sono provvedimenti che eliminano il rischio concreto e reale di onerose sanzioni che hanno indotto molti esercenti a privare le proprie attivita’ di giochi tradizionali, vero e proprio elemento identitario dell’estate italiana”.

Minenna ha confermano che “non sono state elevate sanzioni”, quindi “ora aspettiamo fiduciosi” la proroga al 31 luglio per la richiesta di nulla osta e “ci aspettiamo adesso anche l’eliminazione della tassazione allorquando questi giochi siano forniti gratuitamente”.

Anche perché, diciamo la verità, chi è che nella sua vita non ha cercato con trucchetti di provare a giocare quante più partite gratuitamente. La monetina bloccata sull’asta di ferro per evitare che il soldo scendesse. I più intrepidi, poi, erano quelli che piazzavano in porta i più veloci. Capaci di subire gol ma con uno scatto felino della mano recuperare la palla prima che scendesse nelle viscere del biliardino.

Un’occasione che pero’, secondo i balneari, deve portare il governo anche ad avere “analoga saggezza e solerzia per l’eliminazione della legge “ammazza balneari”. “La balneazione attrezzata italiana – si spiega – e’ un comparto importante non solo per la nostra occupazione e l’economia turistica ma, soprattutto, dell’identita’ del Paese, ricca di storia, tradizione e professionalita’ che tutto il mondo ci invidia”.

La norma, sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi non “solo salva i biliardini e altri giochi come ping pong, flipper, freccette, ma evita pesanti sanzioni verso bar, stabilimenti balneari, ristoranti, alberghi che sarebbero state scaricate sui consumatori attraverso rincari delle tariffe, in questa estate gia’ salatissima sul fronte dei prezzi turistici”.

E’ necessario pero’ chiede il Codacons aumentare la vigilanza contro il gioco d’azzardo illegale, “che nel nostro paese rappresenta una piaga con costi sociali immensi legati alla ludopatia e circa 1,5 milioni di giocatori problematici”.

Secondo la norma proposta come “semplificazione” proprio dalle Dogane, “ogni anno l’Agenzia potra’ individuare i giochi senza vincita in denaro che per tipologia possono essere esclusi da ogni certificazione o nulla osta”, spiega Minenna. La mancanza di queste certificazioni comportava infatti il rischio di sanzioni. Resta fermo, invece, l’obbligo di versamento dell’imposta sugli intrattenimenti che, conclude Minenna, “esiste da sempre e non e’ competenza di Adm togliere ne’ chiedere di toglierla”.

Il primo passo, però almeno è fatto. E a dimostrazione che in un paese come l’Italia in cui il Covid sembra stia riprendendo fiato, la guerra russo-ucraina determina scompensi economici e aumento delle materie prime, decine di parlamentari abbiano presentato ordini del giorno, mozioni, interpellanze e interrogazioni sui biliardini tassati dallo Stato, fa capire come la socialità di questo divertimento a buon mercato non abbia distinzione di razza, età e sesso. E allora da domani tutti a provare l’ebbrezza di una partita tra rossi e blu. In cui lo sfigato sta sempre in porta.

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