Alberto Dortucci

Corsa al voto a Torre del Greco: il centro (per ora) si fa a tavola, il Pd tra vecchie volpi e un jolly

Alberto Dortucci,  
Dai pranzi di Borriello con FdI ai party di Caldarola fino alle cene politiche di Mele. Palomba naviga sott’acqua, il centrosinistra alle prese con le solite bizze di Mennella

Corsa al voto a Torre del Greco: il centro (per ora) si fa a tavola, il Pd tra vecchie volpi e un jolly

Torre del Greco. L’ultimo – in rigoroso ordine di tempo – a riunire intorno a un tavolo, anzi una tavolata, i propri (potenziali) sostenitori in vista del voto del 2023 è stato Luigi Mele. L’attuale delegato ai rifiuti ha ufficializzato in un ristorante di via Litoranea la propria «disponibilità» a scendere nuovamente in campo per portare a casa la fascia tricolore sfuggita al ballottaggio del 2018 contro Giovanni Palomba. Prima dell’ex assessore ai lavori pubblici era stato Ciro Borriello a organizzare un pranzo con i «big» di Fratelli d’Italia – in primis, l’onorevole Michele Schiano di Visconti, capogruppo in consiglio regionale – e con l’ex primo cittadino Valerio Ciavolino per tracciare la strada del «grande ritorno» a palazzo Baronale, mentre la scorsa settimana il soldato Luigi Caldarola aveva invitato amici e simpatizzanti a un «apericittà» in un locale di via Nazionale per inaugurare il suo percorso d’ascolto (elettorale) con i cittadini. Insomma, al momento, le strategie del centrodestra passano attraverso i banchetti. Con buona pace del facile accostamento tra politica e «magna magna». E il centrosinistra? A dispetto della «fretta» del segretario cittadino Salvatore Romano – già pronto a inizio aprile a lanciare l’appello per «costruire» la squadra per la prossima corsa alle urne – il Pd resta ancorato alle solite bizze di Luigi Mennella, la cui fuga in avanti per strappare l’agognata candidatura a sindaco ha scatenato malumori e tensioni in casa dem. Uno scenario già visto cinque anni fa, con risultati – leggi mancata presentazione della lista – tragicomici per il primo partito del centrosinistra.

L’incognita Palomba

Fino a oggi, lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio ha sempre ribadito di essere intenzionato a chiudere la propria esperienza a palazzo Baronale alla scadenza naturale del mandato: «Non ci sarà un bis – il concetto espresso in varie occasioni da Giovanni Palomba – Mi “accontento” di finire i cinque anni, mentre qualcuno scommetteva su un mio fallimento entro i primi 12 mesi». Apparentemente una chiusura totale, ma in realtà – come già accaduto tra le fine del 2017 e l’inizio del 2018 – il mobiliere di via monsignor Felice Romano naviga sott’acqua per la seconda candidatura «a sorpresa». Se Giovanni Palomba dovesse puntare alla rielezione l’area dei moderati rischierebbe di essere particolarmente affollata, considerato come il gruppo di Forza Italia – fresco di apertura di una nuova sede in città e della rinnovata fiducia dei vertici provinciali e regionali – spinga forte su Romina Stilo, l’unica donna dell’attuale «mazzo di candidati».

Il Pd a caccia del jolly

Con un centrodestra così frammentato e un M5S dilaniato dalle scissioni interne, la scelta di un nome condiviso potrebbe lanciare il Pd verso la conquista di palazzo Baronale. Ma la strada dei democrat resta in salita, perché l’autocandidatura a sindaco di Luigi Mennella – già bocciata in varie occasioni in passato – ha già aperto il «dibattito» tra le correnti, con l’ex vicesindaco Lorenzo Porzio e l’avvocato Michele Polese alla finestra. Alle spalle delle tre vecchie volpi della politica locale, potrebbe guadagnare terreno il figlio d’arte Alessandro Di Ruocco: il presidente dei giovani industriali di Napoli ha già preso le distanze dalle prossime elezioni, ma il suo volto fresco (e nuovo) potrebbe essere il jolly «giusto» per consentire al Pd di cominciare a marciare compatto verso il voto del 2023. (

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