Andrea Ripa

La relazione che inchioda l’amministrazione Catapano: «Stretti rapporti tra camorristi e politici»

Andrea Ripa,  

La relazione che inchioda l’amministrazione Catapano: «Stretti rapporti tra camorristi e politici»
L'ex sindaco sangiuseppese

Rapporti stretti di parentela, continue frequentazioni tra esponenti della criminalità organizzata e membri del consiglio comunale di San Giuseppe Vesuviano. E poi ancora la presenza di componenti del civico consesso al funerale di un parente di un noto camorrista della zona oltre alla celebrazione da parte di un assessore della giunta del matrimonio del fratello di un altrettanto noto esponente della malavita locale «pubblicizzato con enfasi sui social», vicenda sottolineata anche dal ministro Lamorgese nella relazione che ha inchiodato l’amministrazione Catapano. C’è tutto questo e tanto altro ancora nelle oltre 70 pagine della documentazione che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di San Giuseppe Vesuviano. «La disamina ispettiva ha consentito di appurare, ai fini della permeabilità degli amministratori elettivi alla forza intimidatrice della criminalità, numerosi vincoli di parentela anche stretti, nonché rilevate frequentazioni e cointeressenze tra i neoeletti consiglieri comunali con elementi di spicco della potente consorteria criminale», scrivono i funzionari. Si fa riferimento all’inclinazione «a frequentare di sovente ambienti e soggetti malavitosi» da parte dei componenti della squadra di governo cittadina che fino a un mese fa era guidata dal primo cittadino Vincenzo Catapano, passato da paladino anticlan a sindaco sciolto per infiltrazioni delle cosche in municipio. Il provvedimento che ha portato all’arrivo dei commissari prefettizi nelle roventi settimane di inizio giugno è un «vaso di Pandora» da cui sono venuti fuori tutti i mali del Comune; presenti e passati. E dove soltanto gli «omissis» – per il momento – rappresentano l’ultimo lenzuolo capace di coprire l’altra faccia di una politica che in alcuni casi è scesa a patti con la malavita. Nel documento si parla di un consigliere che «non ha denunciato» un caso di aggressione ai suoi danni da parte di un esponente della criminalità organizzata. Di un altro politico che aveva l’incarico di fare da «trait union» nell’attività di «spartizione di tangenti». Sarebbero state proprio le continue frequentazioni con elementi di spicco della criminalità a minare dalle fondamenta la stabilità dell’intera macchina amministrativa, oggi un sistema che va nuovamente bonificato dopo quanto già era stato fatto in passato. Perché oltre ai rapporti, tra i banchi della maggioranza fino a un mese fa sedeva anche il nipote di un noto “capozona criminale” di San Giuseppe Vesuviano, le cosche avevano cominciato a mettere le mani anche sugli uffici comunali grazie ai legami ricostruiti dai sei mesi di indagine dalla commissione d’accesso. Diversi capitoli della relazione che ha spinto il Consiglio dei Ministri a mandare a casa tutti i consiglieri comunali di San Giuseppe Vesuviano sono riservati alla gestione degli appalti – «spesso affidati senza i minimi controlli formali» – e degli affidamenti alle ditte. Le continue proroghe, i mancati controlli nella lotta contro l’abusivismo edilizio hanno contribuito ad inquinare tutto l’ambiente politico-amministrativo del palazzo di piazza Elena d’Aosta. Per gli investigatori si tratta di «elementi sintomatici di possibili ipotesi di condizionamento da parte della criminalità organizzata locale nei confronti dell’apparato politico-amministrativo del Comune di San Giuseppe Vesuviano»; per la città – alla luce degli effetti che lo scioglimento ha avuto – è stato toccato di nuovo il punto più basso della sua storia recente.

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