Camorra a Torre Annunziata, i retroscena del piano stragista degli Scaramella contro le famiglie rivali

Giovanna Salvati,  

Camorra a Torre Annunziata, i retroscena del piano stragista degli Scaramella contro le famiglie rivali

Aveva sete di vendetta. Doveva punire chi lo aveva pestato e tentato di uccidere davanti al cimitero di Torre Annunziata. Giorgio Scaramella era disposto a tutto pur di vendicare quell’affronto che aveva ricevuto da Umberto Perna e i suoi collaboratori, era scampato alla morte, ma la morte era la sentenza che aveva in mente per la famiglia degli Spicchini  di cui era componente Perna e per farlo aveva in mente un piano specifico. E’ quanto viene ricostruito nell’ordinanza che ha portato all’arresto di 12 persone con le accuse, a vario titolo, di spaccio di droga, detenzione di armi e tentato omicidio. Retroscena inquietanti che vengono ricostruito nelle decine e decine di pagine dopo l’attività investigativa dei poliziotti del commissariato di Torre Annunziata e che portano alla luce strategie e agguati. Uno di questi è proprio quello che programma e pretende Giorgio Scaramella dopo il pestaggio ai suoi danni. I fatti vengono ricostruiti in una conversazione di settembre del 2020. Giorgio Scaramella pretende di uccidere la famiglia degli Spicchini: trama un agguato all’esterno del bar dove lavorano tutti i componenti della famiglia. Vuole ucciderli tutti e sottolinea quel tutti confermando di non voler fare sconti nemmeno alle donne e ai bambini ma a disarmarlo sono i poliziotti che prima dell’agguato gli sequestrano le armi. «Stavo pronto per ucciderli tutti – dice in una conversazione con Perrella e Antonio Cirillo – dovevo ucciderli tutti, grossi, piccoli e mezzani, fuori al bar loro, ma sono arrivate le guardie». Poi nella stessa conversazione racconta che le “guardie” gli hanno preso anche le impronte e teme di essere arrestato «ci hanno preso le impronte e ci arrestano, però il tempo che mi arrestano voglio un consiglio vostro». Scaramella che racconta che fuori a quel bar tutti sono armati, compreso le donne e l’unica soluzione è fare un attentato contro le loro auto, chiuderli nel garage e sparare. Un agguato che però non verrà mai consumato. Un episodio che però dimostra la crudeltà e la logica camorristica di una famiglia, la stessa coinvolta e accusata dell’omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso il 19 aprile scorso a Torre Annunziata e per il quale proprio Giorgio Scaramella e Antonio Cirillo, ma la stessa Rosa Scaramella sono coinvolti.

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