La foto triste del Paese: sempre più vecchi e sempre più poveri

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In pochi anni raddoppiate le famiglie in gravi difficoltà economiche. E il Covid ha amplificato il problema del calo delle nascite

La foto triste del Paese: sempre più vecchi e sempre più poveri

Napoli. Siamo più vecchi e più poveri, viviamo in famiglie sempre più piccole e la pandemia ha inciso sul calo delle nascite già drammatico negli anni scorsi. E’ l’immagine triste e preoccupante dell’Italia di oggi e di domani che l’Istat ha diffuso insieme ai dati contenuti nel rapporto annuale relativo al 2022.

Povertà assoluta

Dal 2005 la povertà assoluta è più che raddoppiata: le famiglie coinvolte sono passate da poco più di 800mila a un milione 960mila nel 2021 (il 7,5% del totale). Per effetto della diffusione più marcata del fenomeno tra le famiglie di ampie dimensioni, il numero di individui in povertà assoluta è quasi triplicato, passando da 1,9 a 5,6 milioni (il 9,4% del totale).

La connotazione delle famiglie in povertà assoluta è progressivamente cambiata dal 2005. L’incidenza è diminuita tra gli anziani soli, si è stabilizzata tra le coppie di anziani, è fortemente cresciuta tra le coppie con figli, tra i monogenitori e tra le famiglie di altra tipologia (famiglie con due o più nuclei o con membri aggregati).

L’indice di vecchiaia

In Italia prosegue l’invecchiamento della popolazione per una persistente bassa fecondità e una longevità sempre più marcata.

Al primo gennaio 2022 l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra anziani di 65 anni e più e giovani di età inferiore a 15 anni) è pari a 187,9%, aumentato in vent’anni di oltre 56 punti. Anche nei prossimi decenni si prevede che l’invecchiamento continuerà: l’indice raggiungerà quota 293 al primo gennaio 2042.

Calo popolazione

Gli anziani di 65 anni e più sono 14 milioni 46mila a inizio 2022, 3 milioni in più rispetto a venti anni fa e pari al 23,8% della popolazione totale. Nel 2042 saranno quasi 19 milioni, il 34% della popolazione. I grandi anziani (80 anni e più) superano i 4,5 milioni mentre la popolazione con almeno cento anni raggiunge le 20mila unità, valore quadruplicato negli ultimi vent’anni.

Nel 2042 gli ultraottantenni saranno quasi 2 milioni in più e gli ultracentenari triplicheranno, raggiungendo le 58mila e 400 unità. La popolazione continua a diminuire dal 2014 per via del saldo naturale negativo non compenmenti sato dall’apporto positivo delle migrazioni.

Secondo i primi dati provvisori, al primo gennaio 2022 la popolazione è scesa a 58 milioni 983mila unità, cioè 1 milione 363mila in meno nell’arco di 8 anni.

Famiglie ridotte

Le famiglie sono sempre di più, 25,6 milioni nel 2020-2021, ma sempre più piccole: il numero medio di componenti della famiglia scende a 2,3 da 2,6 del 2000-2001. Sull’aumento del numero delle famiglie pesa il forte incremento di quelle costituite da una sola persona, passate dal 24,0% del totale di inizio millennio al 33,2%. In aumento anche le famiglie composte da un solo genitore che vive con i figli senza altri membri aggiunti (quasi una famiglia su dieci). Diminuiscono invece le famiglie costituite da coppie con figli e senza altre persone (quasi 8 milioni, 31,2% del totale nel 2020-2021, -11,1 punti percentuali in vent’anni). Nel Nord-est del Paese le persone sole e le coppie con figli si equivalgono (ciascuna il 30% del totale), nel Centro e nel Nord-ovest prevalgono le famiglie unipersonali (36% contro 28% circa delle coppie con figli) mentre nel Mezzogiorno risultano ancora preponderanti le coppie con figli (circa 36% contro circa 30% delle persone sole).

Crollo delle nascite

La pandemia ha avuto un impatto rilevante su tutte le componenti della dinamica demografica: l’elevato eccesso di mortalità registrato nel 2020 è stato accompagnato dal quasi dimezzamento dei matrimoni e dalla forte contrazione dei movi- migratori a cui si sono aggiunti, nel 2021, gli effetti recessivi dovuti al calo delle nascite.

Il calo della nuzialità non ancora recuperato e la diminuzione di coppie giovani al primo matrimonio hanno ristretto il numero di potenziali genitori, con evidenti ripercussioni sulle nascite a partire dagli ultimi due mesi del 2020 (relativi ai concepimenti di marzo-aprile 2020). Il crollo delle nascite si è protratto nei primi sette mesi del 2021 per poi rallentare verso la fine dell’anno.

Secondo i dati provvisori per il primo trimestre 2022, a marzo il calo raggiunge il suo massimo (-11,9% rispetto allo stesso mese del 2021). Nel 2020, infine, si è registrata una drastica contrazione dei matrimoni per effetto delle misure di contenimento della diffusione dell’epidemia.

In base ai dati provvisori, nel 2021 il numero di matrimoni è raddoppiato e la crescita prosegue nel trimestre genna-io marzo 2022, ma non è ancora sufficiente a recuperare i livelli del 2019.

Miraggio indipendenza Nel 2021 sono poco più di 7 milioni i giovani di 18-34 anni che vivono in casa con i genitori (67,6%), in aumento di 9 punti dal 2010, cioè prima che gli effetti della Grande recessione tornassero a far crescere la permanenza in famiglia. Rispetto al 2019, ossia prima della pandemia, la permanenza è cresciuta di 3,3 punti.

Nel Mezzogiorno la situazione per i giovani in famiglia è più critica. Non solo perché in questa area del Paese sono relativamente di più quelli che vivono con i genitori (il 72,8% contro il 63,7% del Nord e il 67% del Centro) ma anche per l’alta incidenza di giovani in famiglia che si dichiarano disoccupati (35%), doppia rispetto al Nord (17%), e la contestuale bassa incidenza di quelli occupati (29% nel Mezzogiorno contro 46% nel Nord).

Calo unioni civili

Le unioni civili tra persone dello stesso sesso, introdotte nel 2016, dopo una progressiva stabilizzazione (2.808 unioni nel 2018 e 2.297 nel 2019) subiscono un forte calo nel 2020 (1.539, -33,0% su anno precedente) che non è compensato dalla ripresa del 2021 (circa 2mila, -6,2% rispetto al 2019), accentuando la tendenza alla diminuzione già in atto.

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