Camilo Gomez campione italiano di biliardo sulle orme di papà Nestor

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Camilo Gomez campione italiano di biliardo sulle orme di papà Nestor

Camilo Gomez è il nuovo campione italiano di biliardo. Il figlio dell’indimenticato Nestor è riuscito a battere in rimonta Achille Mignolo, uno dei favoriti della kermesse che si è tenuta a Saint Vincent in Valle d’Aosta. Un’autentica impresa quella del classe 1991 visto che già in passato, in coppia con suo padre, aveva vinto il titolo italiano nel 2016/17. Un unicum nella storia del biliardo: “La mia è stata una autentica scalata. Dopo la scomparsa di papà, dai top 16 sono finito nella top 100 uscendo quindi dalla categoria professionista. È stato un duro colpo, ma non mi sono arreso. Quest’anno sono tornato nei professionisti perché ho terminato al secondo posto la finale della nona prova della Fibis Challenge tenutasi a Salerno”.

Il tuo trionfo non è stato semplice. Eri ad un passo dalla sconfitta ed invece non ti sei arreso portando a casa un risultato incredibile “Sono arrivato alla finale battendo in precedenza Paolo Infortuna per 4-0. E’ stata una gara molto particolare quella contro Achille Mignolo perché ero sotto per 3-0 ed eravamo sul 59 pari. Gli bastava un punto per vincere. Nel biliardo si gioca su 7 game, vince chi se ne aggiudica di più. Ero praticamente spacciato, ma sono riuscito miracolosamente a fare il punto che mi ha portato sul 3-1. Da lì è partita tutta la rimonta fino al risultato definitivo di 4-3. Mai nella storia del biliardo si era verificata una cosa del genere”. Papà Néstor è stata una leggenda vivente di questo sport, un mostro sacro inavvicinabile. Ti ha pesato il fatto di essere un figlio d’arte del biliardo? “Essere figlio del Maradona del biliardo non mi pesa. Papà era un fenomeno nel biliardo ma anche nella vita. Mi ha sempre lasciato tranquillo dandomi i consigli giusti. Quando ho deciso di intraprendere questa carriera avevo 18 anni. Nel giro di sei anni ho scalato tutte le categorie diventando a 27-28 anni il più giovane tra i Pro. La maturità totale nel biliardo la si raggiunge intorno ai 35 anni, ci vuole esperienza per questo sport. Aver vinto due titoli italiani consecutivi con papà è stata la gioia più grande. Quando purtroppo se ne è andato non è stato facile perché ho perso non solo un genitore, ma anche una guida ed un compagno di biliardo”.

Il biliardo è uno sport molto particolare. Parliamoci chiaro, non è tra i più diffusi in Italia ma conserva sempre un grande fascino. Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante della Federazione per aumentare l’interesse. “Il biliardo è uno sport di nicchia ma è super giocato. La finale su Rai Sport ha fatto ascolti inferiori solo al basket. La Federazione ha migliorato negli ultimi anni l’immagine di questo sport che veniva sempre associato al bar, al fumo all’alcol. In Inghilterra c’è lo snooker, una disciplina molto simile al biliardo che sta fruttando tanti soldi. Ogni professionista riesce a guadagnare per ogni gara quasi 400mila euro. Basta pensare che la nazionale di calcio inglese ha invidiato i primi due dello snooker nei ritiri per insegnare alla squadra come si gioca. In generale il biliardo è uno sport che possono fare tutti, in qualunque posto e senza limiti di età. Ho una scuola a Scafati dove gli alunni vanno dai 13 ai 75 anni. Dall’anno prossimo questo sport verrà riconosciuto dal CONI”.

La vittoria del titolo italiano è un punto di partenza per te. Quali sono i prossimi tuoi impegni e soprattutto gli obiettivi che ti sei prefissato? “L’anno prossimo sarò il più giovane giocatore d’Italia della top 16. Non può che farmi piacere, come ho detto sono partito da lontano scalando davvero tutte le categorie. Il primo obiettivo è il Mondiale che si disputerà da metà settembre in Sardegna. Dovrò partecipare alle selezioni poiché soltanto i primi tre accedono di diritto al tabellone finale. Non sarà facile perché la selezione mette a disposizione soltanto 6 posti per un totale di 2.000 giocatori. La percentuale di poter entrare non è elevatissima, ma ho l’ambizione di provarci comunque. La vittoria del titolo nazionale mi farà giocare l’Europeo a squadre con la nazionale italiana. Poterlo vincere sarebbe un sogno tutto da dedicare ai miei affetti, specialmente a mio padre”.

Bruno Galvan

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