Portici, estorsioni per il clan: soldato dei Vollaro condannato a tre anni

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Portici, estorsioni per il clan: soldato dei Vollaro condannato a tre anni
(foto di repertorio)

Portici. Era stato arrestato – insieme a 15 capi e soldati del clan Vollaro, l’organizzazione camorristica egemone all’ombra della Reggia – a maggio del 2020, qualche giorno dopo la fine del lockdown per il Covid-19. A due anni dal blitz eseguito dagli agenti della squadra mobile di Napoli, arriva la condanna definitiva per Ciro Bosso, finito alla sbarra con l’accusa di estorsione per conto del sodalizio criminale fondato dal boss noto come ‘o califfo: la suprema corte di Cassazione ha confermato, infatti, i tre anni di reclusione decisi prima dal gup del tribunale di Napoli a gennaio del 2021 e poi dai giudici della corte d’appello di Napoli a settembre del 2021.

Gli ermellini della settima sezione penale – presidente Luigi Agostinacchio – hanno respinto il ricorso presentato dai legali dell’imputato, confermando il «ruolo» di Ciro Bosso delineato durante i primi due gradi di giudizio: l’uomo aveva il compito di «scortare» gli esattori del clan Vollaro dalla vittime delle estorsioni, in modo «da rafforzare – scrivono gli ermellini nelle motivazioni della sentenza – l’effetto intimidatorio della richiesta estorsiva».

Di qui, la decisione di blindare in via definitiva il verdetto e condannare altresì Ciro Bosso al pagamento delle spese processuale e della somma di tremila euro in favore della cassa della ammende.

Il soldato del clan Vollaro finì in manette insieme a diversi esponenti di spicco della cosca. Due le fasi criminali del nuovo corso ricostruite dalla squadra mobile di Napoli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Rosa Volpe e dei pm Giuseppe Ferrigno e Sergio Cimmarotta.

Tra le vittime del sodalizio, il gestore di una caffetteria-tabacchi, sequestrato e tenuto sotto minaccia per circa venti minuti. Incappucciato, l’uomo venne condotto in casa di uno dei capi dell’organizzazione per «concordare» la quota estorsiva da pagare perché la sua attività non era tra quelle chiuse per il lockdown anti-contagio deciso dal governo.

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