Castellammare. Bar, pescherie e agenzie nelle mani del clan D’Alessandro: 3 arresti e 9 indagati

Tiziano Valle,  

Castellammare. Bar, pescherie e agenzie nelle mani del clan D’Alessandro: 3 arresti e 9 indagati

Vendita all’ingrosso di prodotti ittici, pescherie, bar e agenzie di scommesse, sono questi i settori preferiti dal clan D’Alessandro per riciclare i soldi sporchi guadagnati con estorsioni e traffici di droga e armi. La cosca di Scanzano può contare su prestanome a cui vengono intestate le società e su soldati pronti a punire e minacciare chi prova a mettergli i bastoni tra le ruote.Sono questi i contorni della nuova inchiesta condotta dagli agenti della squadra mobile di Napoli e del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia, coordinati dalla Procura Antimafia di Napoli (sostituti procuratori Giuseppe Cimmarotta e Mariangela Magariello) che nella giornata di ieri ha portato all’arresto di tre persone: Ettore Spagnuolo (50 anni, nella foto a destra), colonnello del clan di Scanzano e già detenuto; Marco De Rosa (39 anni), considerato uno degli uomini al servizio della cosca; Nunzio Girace (42 anni), cognato di Michele D’Alessandro, figlio del boss Luigi, alias Gigginiello, e già indagato nell’ambito di altre inchieste sul riciclaggio di soldi sporchi da parte del clan.Tra gli indagati a piede libero ci sono proprio Michele D’Alessandro e sua moglie Nunzia Girace e alcuni presunti prestanome. A cominciare da Salvatore Donnarumma, un ventinovenne stabiese a cui – secondo l’Antimafia – tra il 2019 e il 2020 i coniugi D’Alessandro avevano intestato la pescheria “I Profumi del Mare” in piazza Spartaco, al centro di Castellammare di Stabia. Quell’attività poi cessata nell’agosto del 2020 era stata intestata a un prestanome per sfuggire alle leggi in materia di prevenzione patrimoniale.E la stessa strategia per l’accusa era stata utilizzata per coprire gli affari della New Blumar srl, una società costituita nel 2017, tuttora operativa a Salerno nel settore ittico, ma con sede legale in via Meucci a Castellammare di Stabia.L’amministratore unico della società è Antonio Verdoliva (48 anni, di Boscoreale), indagato a piede libero, ma per la Procura Antimafia si tratta solo di un prestanome di Michele D’Alessandro e sua moglie Giovanna Girace.A utilizzare questo sistema per sfuggire ai sequestri patrimoniali – secondo l’accusa – sarebbe anche Ettore Spagnuolo, uno dei colonnelli del clan D’Alessandro, che gestisce gli affari della cosca nel centro antico di Castellammare. Due le società finite nel mirino. La prima è il “Bar Amò” che gestisce l’omonimo bar situato proprio sulla villa comunale, attraverso un’autorizzazione rilasciata dal Comune. L’amministratrice della società costituita nel 2019 è Anna Grieco (35 anni, stabiese), nipote di Ettore Spagnuolo, indagata a piede libero. Ma secondo la tesi dell’accusa il vero titolare del Bar Amò sarebbe proprio il ras del clan D’Alessandro.Lo stesso Spagnuolo, inoltre, sarebbe anche il proprietario dell’agenzia di scommesse Goldbet che si trova in piazza Giovanni XXIII, a due passi dal Comune di Castellammare. Sulla carta il titolare è Diego D’Auria (37 anni, stabiese), indagato a piede libero, ma secondo la Procura si tratterebbe solo di un altro prestanome del ras dei D’Alessandro.Nella giornata di ieri, nell’ambito degli arresti di Spagnuolo, Girace e De Rosa, accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e lesioni (leggi articolo in pagina), sono state eseguite perquisizioni anche nelle abitazioni degli indagati e nelle attività che secondo l’Antimafia sarebbero direttamente riconducibili al clan D’Alessandro.

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