Clima, smog e rifiuti al top delle preoccupazioni per gli italiani

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Clima, smog e rifiuti al top delle preoccupazioni per gli italiani

Roma. Cambiamento climatico, inquinamento dell’aria e produzione e smaltimento dei rifiuti sono le prime tre preoccupazioni legate all’ambiente per la maggior parte degli italiani nel 2021, secondo l’Istat che osserva tuttavia un “trend in discesa” negli ultimi tre anni (dal 2019) soprattutto al Nord e nel Mezzogiorno, in particolare nei grandi comuni.

I cittadini “sono molto attenti alla conservazione delle risorse naturali”: tra il 2019 e il 2021 oltre il 67% degli intervistati dichiara di fare abitualmente attenzione a non sprecare energia, circa il 65% a non sprecare l’acqua”. Rumore, inquinamento elettromagnetico e deterioramento del paesaggio sono invece i problemi meno sentiti (tra il 12 e il 13%).

Nel rapporto “Preoccupazioni ambientali e comportamenti ecocompatibili”, l’istituto di statistica spiega che “nel lungo periodo cala la preoccupazione per l’effetto serra e cresce quella per i cambiamenti climatici: nel 2021 l’effetto serra preoccupa il 34,9% delle persone di 14 anni e più, dal 57,9% del 1998; i cambiamenti climatici preoccupano il 52,2% della popolazione (36,0% nel 1998).

La qualità dell’aria è un problema costante negli ultimi venti anni: nel 2021 oltre la metà dei cittadini esprime preoccupazione, quota pressoché stabile dal 1998 (primo anno di rilevazione). Ci sono poi “comportamenti polarizzati tra nord e sud del Paese: nel Mezzogiorno si è più propensi a non usare prodotti usa e getta (23,2% delle persone di 14 anni e più nel 2021) e ad acquistare prodotti a chilometro zero (29,6%).

Al Nord si evita soprattutto la guida rumorosa per mitigare l’inquinamento acustico (52,4%) e si usano di più i mezzi di trasporto alternativi (19,9%)”.

Nella graduatoria sui fattori di rischio ambientale a livello globale, spiega l’Istat, dal quarto posto ci sono inquinamento delle acque (40,1%), effetto serra e buco nell’ozono (34,9%), estinzione di alcune specie (25,7%), catastrofi provocate dall’uomo (23,3%), inquinamento del suolo (22,9%), dissesto idrogeologico (22,4%), distruzione delle foreste (22,3%), esaurimento delle risorse (19%9), rovina del paesaggio (12,4%), inquinamento acustico (12,3%) e inquinamento elettromagnetico (11,1%).

Analizzando i dati in serie storica l’Istat spiega che le preoccupazioni più legate al clima hanno un andamento fortemente legato alle policy e all’influenza mediatica.

La preoccupazione per l’effetto serra, che nel 1998 coinvolgeva quasi sei persone su 10 (di 14 anni e più), è scesa di circa 20 punti percentuali; in senso inverso, il timore per i cambiamenti climatici, indicato nel 1998 dal 36% delle persone, sale al 52,5% nell’ultimo anno. Insieme i due problemi – effetto serra e cambiamenti climatici – mostrano che l’attenzione aumenta in misura decisa dal 2019 in concomitanza ai movimenti di protesta a livello globale: oltre il 60% della popolazione si è infatti espressa in questa direzione.

La preoccupazione per l’inquinamento dell’aria è invece una costante per oltre la metà de cittadini da più di venti anni. Sul dissesto idrogeologico, tra le tematiche più sentite nel 1998 (34,3%), l’attenzione è scesa molto. Se i cambiamenti climatici preoccupano il 54,4,3% degli abitanti del Nord-est rispetto al 46,5% di quelli del Sud, l’inquinamento delle acque è particolarmente sentito dagli abitanti di entrambe le ripartizioni settentrionali, molto meno nel Mezzogiorno, soprattutto nelle Isole.

All’opposto, richiamano l’attenzione soprattutto dei residenti del Centro e del Mezzogiorno le tematiche legate alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti (47,7% al Centro, 46,6% al Sud e 40,0% del Nord-est) e all’inquinamento del suolo (25,5% al Sud e 20,1% al Nord-ovest). Nel corso degli ultimi anni i cittadini del Lazio e della Campania hanno manifestato maggiore preoccupazione rispetto alle altre aree del Paese per la produzione e lo smaltimento di rifiuti con valori pari, rispettivamente, a 52,2% (51,2% nel 2018) e 51,9% (53,0% nel 2018), contro la media nazionale del 44,1% (46,0% tre anni prima).

Quanto all’età, le persone fino a 34 anni sono più sensibili alla perdita della biodiversità (32,1% tra i 14 e i 34 anni contro 20,9% degli over55), la distruzione delle foreste (26,2% contro 20,1%) e l’esaurimento delle risorse naturali (24,7% contro 15,9%).

Gli ultracinquantenni si dichiarano invece più preoccupati dei giovani per il dissesto idrogeologico (26,3% contro 17,0% degli under35) e l’inquinamento del suolo (23,7% contro 20,8%).

Più preoccupati, poi, per lo stato dell’ambiente chi ha un più alto titolo di studio. L’attenzione verso comportamenti eco compatibili (spreco di acqua ed energia) non è caratteristica dei più giovani che invece scelgono mezzi di trasporto alternativi all’auto privata o ad altri mezzi di trasporto a motore privati.

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