Tiziano Valle

L’Antimafia esilia il boss di Castellammare, Raffaele Di Somma in una casa-lavoro in Calabria

Tiziano Valle,  

L’Antimafia esilia il boss di Castellammare, Raffaele Di Somma in una casa-lavoro in Calabria

Il boss Raffaele Di Somma esiliato in una casa-lavoro in Calabria. Riparte da questa decisione la lotta dell’Antimafia nei confronti dei camorristi di Castellammare scarcerati dopo decenni trascorsi dietro le sbarre. Una stretta necessaria, secondo gli investigatori, per evitare che la città piombi nuovamente nel terrore e che i boss possano tornare a dettare legge in un territorio che fa fatica a ribellarsi alla presenza opprimente della criminalità organizzata. Raffaele Di Somma, boss del rione Santa Caterina, conosciuto come ‘o ninnillo, lo scorso febbraio è tornato in libertà dopo 26 anni trascorsi dietro le sbarre. Subito dopo la scarcerazione erano stati aperti due procedimenti nei suoi confronti. Il primo riguardava la possibilità dell’applicazione della sorveglianza speciale. Una misura ritenuta fondamentale dalle forze dell’ordine per monitorare i movimenti di Di Somma, che ha un curriculum criminale che può avere un peso anche sui nuovi scenari della malavita stabiese.Il secondo, invece, riguardava proprio il possibile esilio del boss in una casa-lavoro in Calabria, che l’Antimafia aveva chiesto già dopo la sua scarcerazione. I giudici hanno ritenuto fondate le tesi della Procura e hanno deciso di accogliere questa richiesta.Di Somma, d’altronde, è stato detenuto per un lungo periodo al carcere duro. Condannato a 24 anni di carcere per ben 7 omicidi commessi nell’ambito della guerra tra i D’Alessandro e gli Imparato, Di Somma si sarebbe occupato per conto di Scanzano del traffico di droga tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ‘90. Secondo la ricostruzione dei giudici – nell’ambito della sentenza Sigfrido – Di Somma si allontanò dal clan e venne condannato a morte dai boss dei D’Alessandro, decidendo poi di collaborare con la giustizia.Un pentimento lampo ma sufficiente per finire agli atti del maxi-processo alla cupola della camorra.I suoi verbali del 1997 hanno raccontato gli affari del clan, il sistema di corruzione imbastito dai D’Alessandro, la capillare rete estorsiva costruita dai boss che ancora oggi emerge dalle recenti inchieste. Ma anche i fatti di sangue che hanno macchiato la città. Capo del clan dei pentiti, Di Somma è entrato in carcere nel 1996 per uscirne a febbraio scorso.Ma adesso, dopo cinque mesi, è stato nuovamente costretto a lasciare Castellammare e a trasferirsi in una casa-lavoro in Calabria così come richiesto dall’Antimafia.

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