Processo all’ex sindaco di Scafati. La prescrizione salva Aliberti

Mario Memoli,  

Processo all’ex sindaco di Scafati. La prescrizione salva Aliberti

Prescrizione per l’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e assoluzione per l’allora segretaria Immacolata Di Saia. “Il fatto non sussiste”. La vicenda è quella del 2013 ed era legata per la pubblica accusa a delle firme false su diverse delibere che poi avrebbero attestato la presenza presso la casa comunale di segretaria generale, sindaco e assessori. Il capo di imputazione era per entrambi di falso ideologico ma il Tribunale di Nocera Inferiore (giudice Cerbo) ha chiuso il procedimento penale avviato dal pubblico ministero Roberto Lenza con un nulla di fatto. Entrambi, secondo quanto appurato dalla procura nocerina, avrebbero attestato falsamente la validità di riunioni di giunta, con tanto di delibere affisse all’albo pretorio del Comune. E questo per dimostrare la sussistenza del numero legale e la regolarità delle stesse riunioni. Sempre secondo la magistratura, in più occasioni, la loro presenza sarebbe risultata solo fittizia. Lo stesso per alcuni assessori della giunta. Inizialmente furono coinvolti anche altri politici ma per loro il magistrato titolare del fascicolo d’inchiesta decise di archiviare il caso. Ad Aliberti e alla Di Saia erano state contestate ventitré delibere, tutte comprese tra il 2010 e il 2011. Per la Procura gli atti ritenuti non validi erano le cinque delibere del dicembre 2010. Poi quelle del 2011: la numero 26 e 28 di gennaio; quella del 4 settembre; del 16 febbraio; le quattro di maggio; e ancora tre di giugno; quindi quattro di luglio; una a fine di agosto e infine, la numero 16 di settembre di dieci anni fa. Per la segretaria Immacolata Di Saia venivano contestate almeno venti assenze, a fronte di firme che ne avrebbero attestato la presenza. Due invece per l’ex primo cittadino Pasquale Aliberti, una per due assessori dell’epoca, mentre quattro per  un altro amministratore. Le indagini della Procura avrebbero poi riferito che le delibere avrebbero avuto delle correzioni a penna, le cui modifiche sarebbero state aggiunte in un secondo momento per far risultare presenti gli assessori. Il tutto sotto la supervisione – come prevede l’iter – della segretaria comunale. A distanza di cinque anni il processo a carico di Aliberti (difeso da Antonio D’Amora) e Di Saia finisce con la prescrizione per Pasquale Aliberti e l’assoluzione perché il fatto non sussiste per l’allora segretaria generale di Palazzo Mayer Immacolata Di Saia.

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