Castellammare: all’ospedale San Leonardo impiantato il pacemaker più piccolo al mondo

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Castellammare: all’ospedale San Leonardo impiantato il pacemaker più piccolo al mondo

Castellammare. La chirurgia d’eccellenza mette in vetrina un intervento di altissima complessità e di grande importanza a Castellammare. Arriva all’Ospedale San Leonardo il pacemaker più piccolo del mondo. Si è concluso con successo il primo impianto con tecnica mininvasiva di un innovativo pacemaker miniaturizzato senza fili, effettuato all’UOC Cardiologia del presidio ospedaliero “San Leonardo”, diretta dal dottor Fabio Minicucci. Il dispositivo è stato impiantato dal dottor Fabio Minicucci e dal dottor Giovanni Russo coadiuvati dal dottor Mario Volpicelli e con la collaborazione dell’infermiere Enrico Zingone, ad una paziente di 84 anni, affetta da fibrillazione atriale cronica a bassa risposta ventricolare e BPCO. “Si tratta di un sistema di stimolazione cardiaca particolarmente innovativo – spiega il dottor Minicucci – Grazie a questo intervento mininvasivo, che riduce in maniera drastica le complicanze rispetto ad un impianto di tipo tradizionale, il paziente non sarà più esposto al rischio di bradicardie potenzialmente minacciose per la vita e di sincope”. Il pacemaker è poco più grande di una pillola, un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, una vera e propria microcapsula del peso di 2 grammi che misura poco più di 2 cm e ha una durata media di 12 anni. “Viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca ventricolare destra – aggiunge il dottor Minicucci – attraverso la vena femorale e, una volta posizionato, il sistema è ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati ed emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo. A differenza delle tradizionali procedure – prosegue il dottor Minicucci – non necessita di alcun filo o elettrocatetere di connessione. Inoltre, non richiede incisioni sul torace né la creazione di una tasca sottocutanea in sede prepettorale, eliminando così il rischio di potenziali complicanze, soprattutto infettive, legate alla procedura tradizionale”. I medici spiegano anche come viene realizzato: “Non si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio – spiega il dottor Russo – Si procede infatti attraverso la vena femorale, in anestesia locale e blanda sedazione, e si risale con un dispositivo che contiene il pacemaker, lo si orienta nel ventricolo cercando la posizione più adatta e lo si rilascia nel sito d’ancoraggio. Questa procedura non provoca cicatrici ma solo una piccola incisione all’inguine. Inoltre, grazie alle dimensioni ridotte ed all’assenza di elettrocateteri, il pacemaker risulta invisibile sul corpo del paziente. Il decorso post-operatorio prevede una mobilizzazione, dopo circa 12 ore dal termine dell’intervento, ed una dimissione precoce, avvenuta in seconda giornata post-operatoria”.

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