Castellammare, la povertà è dilagante: 300 famiglie senza aiuti

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Castellammare, la povertà è dilagante: 300 famiglie senza aiuti

Castellammare. Ci sono 322 famiglie stabiesi che vivono in una condizione di disagio e avrebbero diritto a ottenere un pacco spesa mensile con cibo e beni di prima necessità. Il Comune di Castellammare di Stabia, nonostante gli sforzi, non riesce ad accontentare. Delle 619 famiglie ammesse all’ultimo bando per il banco alimentare solo 297 ricevono il pacco a cominciare da questo mese, perché fino a giugno erano 290.

Sono i numeri che fotografano la difficile situazione economica in cui versa la città, dove il numero degli indigenti è cresciuto molto nell’ultimo anno e mezzo. Dieci mesi fa, solo per fare un esempio, al bando parteciparono meno di 200 famiglie. Oggi invece le domande sono triplicate. Dietro questo aumento esponenziale di richieste d’aiuto c’è sicuramente il lavoro degli assistenti sociali, che sono riusciti a convincere anche quelli più restii a presentare la domanda. Ma ci sono anche altri fattori che non vanno sottovalutati. L’aumento dei prezzi e delle bollette per le utenze sta mettendo in seria difficoltà le famiglie già provate dalla crisi generata dal Covid. E soprattutto, Castellammare è una città che nonostante il boom turistico dell’estate in corso, continua a offrire troppo poco in termini occupazionali.

Molto dell’economia stabiese si regge ancora sul sommerso e tante persone avevano cominciato a lavorare nel settore edile, sfruttando i cantieri aperti attraverso i bonus garantiti dal governo. Con il blocco dei sussidi e la paralisi delle attività, tante persone che non avevano tutele contrattuali si sono ritrovate senza reddito.

Una crisi che purtroppo si trascina da troppi anni a Castellammare, una città che dopo la deindustrializzazione non è riuscita a trovare una strada per venire fuori dal tunnel. La riconversione turistica viaggia a rilento e non basta la prospettiva di un litorale tornato balneabile (via De Gasperi), senza l’apertura di nuove strutture ricettive, a offrire speranze per tanti giovani che decidono di andare via. Secondo gli ultimi dati a disposizione del Comune, ogni anno sono circa 300 – soprattutto ragazzi – le persone che lasciano la città per trovare altrove un’occupazione stabile e magari realizzarsi.

C’è infine un altro dato da tenere in considerazione in un territorio dove si avverte forte la presenza delle organizzazioni criminali. Nonostante il grosso lavoro messo in campo dalle parrocchie e dalle associazioni, talvolta per sopperire anche alle carenze del Comune, c’è il rischio che la malavita possa pescare in queste sacche di povertà per arruolare nuovi soldati. Un rischio concreto in una città dove il numero delle persone che avrebbero diritto a ricevere aiuto è di gran lunga superiore a quelle che effettivamente lo ricevono. Un allarme che, spesso, anche la Chiesa soprattutto nei rioni poveri ha lanciato spesso senza essere ascoltata.

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