Alberto Dortucci

Abusi edilizi al monastero di Torre del Greco: doccia gelata dopo 13 anni, addio al sogno-parcheggi

Alberto Dortucci,  

Abusi edilizi al monastero di Torre del Greco: doccia gelata dopo 13 anni, addio al sogno-parcheggi
Il monastero degli zoccolanti

Torre del Greco. Tra il 2008 e il 2009, all’epoca del primo mandato da sindaco di Ciro Borriello, il progetto per la realizzazione di una serie di box interrati per favorire la sosta nell’area sottostante il monastero degli Zoccolanti di via Madonna del Principio era stato salutato con entusiasmo  non solo dai promotori dell’iniziativa. Perché in primo luogo avrebbe potuto regalare posti auto a una zona – a ridosso del cuore del centro cittadino, ora collegata attraverso l’ascensore in villa comunale – sempre alla ricerca di aree per il parcheggio delle vetture. In seconda battuta, poi, il progetto avrebbe potuto rilanciare una struttura religiosa abbandonata da anni a dispetto di una storia che affonda le proprie radici nel sedicesimo secolo e che fa di questo monumento uno dei più antichi della quarta città della Campania. Ma l’ottimismo dei privati pronti a investire in un fitto programma di interventi andò poi a cozzare con le necessità burocratiche. Fino all’avvio della dichiarazione di decadenza del permesso a costruire rilasciato dal Comune nel febbraio del 2020, passo decisivo prima dell’ordinanza di demolizione firmata dall’ente il 26 marzo dell’anno scorso.

Lo scontro al Tar

Proprio l’ordinanza di abbattimento ha portato i tre enti interessati alla realizzazione dei parcheggi interrati – insieme ai responsabili del monastero e del Comune è stata chiamata in causa anche la Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio dell’area metropolitana di Napoli – a un primo confronto giocato davanti ai giudici del Tar Campania. E nei giorni scorsi è stata pubblicata la sentenza con cui il tribunale amministrativo regionale ha dato ragione al Comune, respingendo il ricorso della congregazione: una vera e propria doccia gelata dal sapore della pietra tombale sul sogno-parcheggi

Gli abusi edilizi

Per i componenti della terza sezione – presidente Anna Pappalardo,  estensore Gabriella Caprini) la «scoperta della mancata corrispondenza tra le opere eseguite e i grafici approvati con il permesso a costruire era indiscutibilmente accertata dal servizio edilizia privata del Comune il 15 luglio 2020 e rispetto a essa il termine di diciotto mesi è ampiamente rispettato». Pertanto, secondo i magistrati: «La parte ricorrente (la congregazione) ha effettuato anche modifiche esterne, come la soppressione di una rampa di uscita e la modifica delle altre rampe, realizzando quindi un intervento non limitato solo a opere interne». Di qui, il definitivo stop ai lavori.

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