Al Cmo di Torre Annunziata debiti per 60 milioni di euro ma si lavora al piano di rientro

Marco Vitiello,  

Al Cmo di Torre Annunziata debiti per 60 milioni di euro ma si lavora al piano di rientro

La situazione è complessa, gli equilibri instabili, il concordato difficile. Sull’altro piatto della bilancia c’è la speranza di rimettere in piedi il Cmo di Torre Annunziata, con i suoi servizi e la sua forza lavoro. Lungo il tortuoso sentiero che potrebbe scongiurare il crac finanziario ieri è arrivata una buona notizia: il giudice Valentina Vitulano ha concesso una proroga fino al 28 ottobre per la presentazione del piano di rientro economico. Una boccata d’ossigeno fondamentale per i professionisti che stanno provando a salvare il centro di medicina di via Roma. La proroga è stata concessa sulla base di una serie di argomentazioni tecniche presentate dallo studio professionale «Sica & Partners» che sta già lavorando alla piano di rientro da alcune settimane. La prima scadenza per la presentazione del piano di ristrutturazione era il 29 luglio, ma non essendoci in atto istanze di fallimento, il giudice ha ritenuto di poter concedere altro tempo al Cmo. Una notizia positiva per gli imprenditori, senza la quale, il gruppo si sarebbe ritrovato fuori dalla procedura di concordato ed esposto pericolosamente alle richieste dei creditori. Inizia adesso la fase cruciale per la salvezza del centro, tre mesi intensi durante i quali i dipendenti sperano di poter conservare i loro contratti e salvaguardare il proprio futuro. E’ presto per quantificare cifre precise anche se, secondo una stima molto veritiera, il piano è quello di trovare una soluzione per coprire debiti che ammonterebbero a 60 milioni di euro. Un’esposizione corposa alla quale, tuttavia, fa da contraltare una montagna di crediti esigibili e dunque da utilizzare per compensare le uscite. Intanto il Cmo è in attesa del ripristino delle concenssioni sospese dell’Asl Napoli 3, e questa sarebbe un’ulteriore buona notizia per i dipendenti del centro. Gli incassi di un’attività che comunque va avanti nonostante le difficoltà, garantirebbero una leva importante per far quadrare i conti. Nessuno si sbottona sulla riuscita dell’operazione ma la sensazione è che, nonostante la situazione debitoria sia decisamente pesante, ci sono i margini per riportare l’attività in “bonis” nel segno della continuità gestionale. Altro fronte aperto, che potrebbe sbloccarsi in una battaglia giudiziaria parallela, è qualla della costruzione del Polo Oncologico di via Roma. Il Cmo aveva acquistato anni fa il palazzo-rudere di fronte alla chiesa di San Francesco, luogo  tristemente famoso per la strage di Sant’Alessandro avvenuta a metà degli anni Ottanta. Erano anche partiti i lavori di ritrutturazione dell’edificio ma poi tutto si era bloccato. Al netto delle informative che sono poi confluite in indagini complessive che hanno riguardato il centro per altre delicate questioni, la società che aveva concesso il credito aveva poi deciso di ritirarlo, una scelta condannata già dai giudici del Tar. Anche lo sblocco del cantiere rappresenterebbe una svolta per il Cmo che si è ritrovata esposta sia per l’acquisto del palazzo e sia per i costi di ritrutturazione. I margini per evitare il peggio, insomma, ci sono tutti. E soprattutto ci sono tutte le condizioni per dare speranza ai 98 dipendenti, quelli con contratto a tempo indeterminato e quelli precari. Un numero importante di posti di lavoro da salvaguardare su un territorio che vive quotidianamente angosce e tensioni legate all’aumento della disoccupazione e della povertà. La prossima giornata campale sarà quella del 28 ottobre, subito dopo le celebrazioni della Santa Patrona della città. Chissà, anche questo potrebbe essere un segno del destino perché si compia un miracolo.

CRONACA