Si fingeva malato per vendere meloni al chiosco, licenziato dipendente comunale di Castellammare

Tiziano Valle,  

Si fingeva malato per vendere meloni al chiosco, licenziato dipendente comunale di Castellammare

Risultava in malattia da quattro mesi. Ma durante questo periodo serviva frutta e bevande ai clienti del chiosco di proprietà della figlia. Non potrà più mettere piede al Comune, il cinquantasettenne ex dipendente dell’Ufficio Tecnico che finì al centro di un’inchiesta della guardia di finanza sui furbetti del cartellino a Palazzo Farnese. L’ex comunale ci ha provato in ogni modo a riprendersi il suo posto di lavoro, ma si è dovuto arrendere davanti alla sentenza della sezione civile della Corte di Cassazione che ha respinto il suo ricorso. Mentre dal punto di vista penale è ancora in corso il processo che lo vede alla sbarra con l’accusa di falso e truffa.L’inchiesta su A.A., ex dipendente a tempo indeterminato del Comune di Castellammare di Stabia, scattò nell’agosto del 2016. A seguito di una segnalazione su un presunto caso di assenteismo a Palazzo Farnese, la Guardia di Finanza si mise sulle tracce dell’allora 52enne che risultava in servizio presso l’Ufficio Tecnico. In realtà A.A. aveva presentato una serie di certificati medici che per oltre quattro mesi lo avevano tenuto lontano dal lavoro. Le fiamme gialle avviarono accertamenti con l’obiettivo di capire se davvero l’uomo fosse malato oppure si trattasse di un furbetto. Un’indagine condotta soprattutto attraverso pedinamenti e rilievi fotografici, che permisero di risalire alla seconda attività del dipendente comunale che sfruttava la malattia per aiutare la figlia nella vendita di frutta e bevande. L’uomo, proprio nelle ore in cui doveva essere a casa perché ammalato, indossava un camice, tagliava fette di anguria e serviva ai tavoli i clienti del chiosco.Incastrato da pedinamenti e foto, il 52enne, nel novembre del 2016, fu denunciato a piede libero per truffa e falso. La finta malattia, infatti, gli permetteva d’incassare lo stipendio da dipendente comunale e allo stesso tempo di lavorare presso l’attività commerciale intestata alla figlia, senza alcuna autorizzazione. La guardia di finanza segnalò A.A. anche alla Corte dei Conti per danno erariale, derivato proprio dallo stipendio incassato nei periodi di malattia per i quali è stata accertata la mancata prestazione lavorativa attraverso un falso certificato medico. Ai quali – secondo quanto prevede la legge – bisogna aggiungere anche i danni d’immagine subiti dall’ente.Subito dopo l’inchiesta della guardia di finanza, il Comune si attivò per procedere al licenziamento del dipendente comunale furbetto. Che non essendosi mai arreso a questo provvedimento ha presentato ricorso, perdendo in tutti i gradi di giudizio e infine in Cassazione. Anche i giudici ermellini hanno ritenuto corretto l’operato degli uffici comunali che sono giunti al licenziamento del dipendente, prima ancora della definizione del procedimento penale.Sono state schiaccianti, in particolare, le prove prodotte dai finanzieri che avevano smascherato il sistema utilizzato dal cinquantasettenne che lavorava nell’attività di famiglia, fingendosi malato.

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