Elezioni politiche, tempo scaduto: i sindaci non si dimettono per candidarsi

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Elezioni politiche, tempo scaduto: i sindaci non si dimettono per candidarsi

Il tempo fissato dalla legge scadeva ieri a mezzanotte. Entro quella data, infatti, i sindaci avrebbero dovuto formalizzare le proprie dimissioni, aprendo la strada al commissario prefettizio e decidendo di candidarsi al Parlamento. Ma, a parte il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, che ha fatto questo passo con una lettera indirizzata ai suoi cittadini in cui annunciava la decisione di candidarsi alle Politiche in programma il 25 settembre prossimo, gli altri colleghi dopo indecisioni e tentennamenti hanno deciso di fare un passo indietro. Dunque nessuna lettera di dimissioni è arrivata rispetto ai tanti sindaci che, nei giorni scorsi, avevano in un modo o nell’altro fatto trapelare la volontà di giocarsi una sfida per il Parlamento. Tra i nomi che più venivano accreditati per una corsa alle Politiche sin dall’inizio vi è stato quello di Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano, renziano della prima ora, sul quale si è fatto forte il pressing dei vertici di Italia Viva. Ma Buonajuto, eletto con un plebiscito a Ercolano solo un anno fa, ha ancora qualche remora a scegliere di lasciare la città che amministra ormai da sei anni per tentare una corsa, difficile, in Parlamento. E dunque non sono arrivate le dimissioni che in tanti pensavano sarebbero state formalizzate. Nei mesi scorsi, del resto, Buonajuto ha sempre detto che avrebbe pensato alla sua città, alle tante cose da fare e che le elezioni non erano una priorità. I vertici del Pd hanno cercato di spingere forte anche su Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano e uno degli amministratori in quota Democrat. Ma alla fine il pressing si è rivelato vano ed anche Zinno ha preferito continuare ad amministrare la sua città. Identica decisione che ha preso anche il sindaco di Trecase, Raffaele De Luca, apprezzato per il suo impegno e le azioni amministrative che ha messo, per ora, in soffitta il sogno di arrivare a Roma da parlamentare. Potrebbe, invece, esserci il caos all’interno di Fratelli d’Italia nella decisione di Antonio Del Giudice, sindaco di Striano. Come sempre accade in un partito che viaggia col consenso dei sondaggi, il carro dei futuri vincitori rischia di accogliere sempre più gente. E, dunque, rispetto al nutrito elenco di seggi considerati sicuri e blindati per gli uomini e le donne della Meloni, sono arrivate candidature e “auto incoronazioni”. Motivi che potrebbero aver spinto Del Giudice a non formalizzare le dimissioni. L’incertezza del quadro politico, una legge elettorale amorfa e priva di stabilità sono gli elementi che avrebbero spinto i sindaci a evitare un salto nel buio e una corsa elettorale difficile. Scaduto il termine, dunque, meglio ufficializzare la scelta di resta alla guida delle proprie città. Anche se questo chiarimento non è ancora arrivato. Segno che, forse, qualche sindaco pensa vi sia una strada secondaria per la candidatura? Ipotesi, suggestioni e considerazioni che saranno tra qualche giorno molto più chiare.

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