Cuomo, sotto rete. Sindaco tennista

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Cuomo, sotto rete. Sindaco tennista

Quella di Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici, per lo sport è una passione innata. Sicuramente è tra i primi cittadini dei comuni vesuviani ad aver praticato tante discipline sportive e tutte con discreti risultati. Da giovane ha iniziato con il calcio per poi spostarsi al basket ed infine al tennis. Grazie al compianto maestro Alberto Sbrescia, Cuomo è stato anche un classificato del mondo tennistico riuscendo a portare a casa anche qualche importante trofeo. La scomparsa del suo maestro ed amico di sempre Alberto è stato un evento che l’ha segnato parecchio: “Sbrescia ha rappresentato un importante punto di riferimento per me. Ho voluto fortemente raggiungere l’obiettivo di diventare istruttore federale di primo grado. È stato un traguardo faticoso. Ho 58 anni, non sono più un ragazzino, ma la motivazione di poter arrivare a questo traguardo ha avuto il sopravvento su tutto”.

Il titolo di istruttore federale la ripaga di tanti sacrifici fatti in un periodo in cui aveva anche la campagna elettorale da condurre. La sua è stata un’ulteriore sfida lanciata a sé stesso.

“Mettermi in gioco alla mia età e con tutti gli impegni che avevo ed ho non è stato semplice, ma con tanta volontà, con passione ed impegno ci sono riuscito. Ho studiato superando la fase di ammissione, ho frequentato lo stage tecnico-tattico, ho svolto il tirocinio obbligatorio e superato l’esame finale fatto a maggio, in piena campagna elettorale. Lo avevo promesso ad un grande amico, il mio maestro di tennis Alberto Sbrescia, scomparso qualche anno fa, ed ho voluto onorare la sua memoria e la sua amicizia in questo modo”.

Può dirci chi è stato l’atleta che gli ha fatto scattare la scintilla verso il gioco del tennis?

“Sicuramente Adriano Panatta. A mio avviso è stato il miglior tennista italiano. Ha caratterizzato la mia giovinezza, è stato un autentico idolo per me. Panatta ha rappresentato genio e sregolatezza, un po’ come Diego Armando Maradona. Aveva delle giocate incredibili. Sportivamente parlando me ne sono innamorato nel 1976 quando vinse il Roland Garros. Fu una gran bella pagina di sport per tutti gli italiani”.

Lei che tennista è?

“Innanzitutto mi ritengo un privilegiato perché sono forse uno dei pochi ad aver iniziato con la proverbiale racchetta di legno finendo poi a quelle più moderne che oggi troviamo disponibili. Anche questo fa parte del processo di cambiamento che ha coinvolto il tennis ma in generale tutte le discipline sportive. Mi definisco un tennista di tocco. Ancora oggi mi difendo abbastanza bene (ride ndr)”.

Perché un ragazzino dovrebbe scegliere il tennis?

“Partiamo dal presupposto che tutti gli sport andrebbero praticati. Se non li provi, non potrai mai capire quale sia quello in cui ti senti a tuo agio e soprattutto ti diverte. A prescindere dalle tantissime discipline, la funzione generale dello sport è quella di insegnare i valori etici che poi ci ritroviamo anche nella vita di tutti i giorni. Nello specifico il tennis, a mio modesto parere, rappresenta il sacrificio e la possibilità di poter vincere un match anche solo con la tenuta mentale. Chi gioca a tennis non ha il cronometro da tenere d’occhio, ha una pallina, una racchetta ed un avversario davanti a lui. Anche quando stai perdendo puoi sempre recuperare perché hai più possibilità di recuperare. La storia è piena di rimonte clamorose quando tutto sembrava ormai segnato. Ecco, il tennis è un continuo stimolo a non mollare in ogni game e set che giochi. Il talento da solo non basta, sono le motivazioni a farti vincere così come la tenuta mentale. L’incontro che fotografa quello che sto dicendo è Djokovic-Federer di qualche anno fa a Wimbledon quando il serbo annullò due match point al francese riuscendo poi a vincere addirittura l’incontro”.

Dopo il titolo di istruttore cosa c’è nell’immediato?

“L’obiettivo è quello di essere un nonno istruttore di tennis con i miei nipoti. In generale vorrei, compatibilmente con i miei impegni istituzionali, stare ore su un campo per insegnare ai bambini come si gioca questo sport. Non c’è cosa più bella di poter approcciarsi con le nuovissime generazioni per trasmettergli tutta la mia passione per questo sport”.

Bruno Galvan

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