Andrea Ripa

Il diktat del tribunale di Nola agli avvocati: «Niente abiti succinti in aula»

Andrea Ripa,  

Il diktat del tribunale di Nola agli avvocati: «Niente abiti succinti in aula»
Tribunale di Nola

Il provvedimento firmato dal presidente facente funzioni del tribunale è attivo da diversi giorni, ma non tutti all’interno del tribunale di Nola sembrano aver «digerito» la nota con cui si «invitano» avvocati e clienti a rispettare quello che è una sorta di vademecum per il decoro. Un diktat indirizzato ai professionisti che quotidianamente frequentano i locali del tribunale di piazzale Giordano Bruno e ai propri clienti. No all’uso degli smartphone in aula e regole più ferree sull’utilizzo dell’abbigliamento – «vietati abiti succinti» – scrive il funzionario a capo del palazzo di giustizia, la dottoressa Vincenza Barbalucca nel decreto 186 dello scorso 30 giugno e divenuto immediatamente effettivo. Un documento che non a tutte le toghe sembra essere piaciuto, tant’è che in molti avrebbero già contestato l’atto. «Con l’approssimarsi della stagione estiva è stata riscontrata la presenza di persone in abbigliamento non adeguato e di persone in aula di udienza che utilizzavano telefonini verosimilmente per riprendere o telefonare». – si legge nella nota del facente funzioni del tribunale bruniano – «Si dispone il divieto assoluto di telefonini o di video riprese nelle aule di udienza se non espressamente autorizzati dal presidente del collegio o dal giudice monocratico» – e poi ancora – «il divieto assoluto di ingresso nel tribunale e nelle aule di udienza in abiti succinti e non consoni al decoro dell’ufficio». Il riferimento è all’utilizzo dei capi di abbigliamento da parte degli avvocati ma anche dei propri clienti o anche dei testi chiamati a comparire in aula durante le udienze. Tutti dovranno rispettare questo vademecum destinato a far discutere. «Si elencano quali capi di abbigliamento siano assolutamente inconciliabili con l’ambiente giudiziario: pantaloni corti, shorts, infradito, ciabatte o canottiere», scrive ancora la dottoressa Barbalucca. Ai vigilantes e alle forze dell’ordine il compito di controllare. «Personale addetto alla sicurezza e al posto di guardia ingresso tribunale dovrà vigilare sull’osservanza del provvedimento e impedire a chi non lo rispetta l’accesso». Mentre ad avvocati e magistrati e responsabili delle cancellerie l’onere di «avvisare assistiti e testimoni affinché si attengano alle prescrizioni» contenute nel provvedimento. Il tribunale di Nola ha un bacino di utenza assai vasto, abbraccia gran parte dell’hinterland vesuviano e tutto il territorio nolano. Zone da cui ogni giorno arrivano migliaia di persone tra personale della struttura, professionisti, imputati e testimoni. Che da oggi dovranno far attenzione anche a quale vestito indossare la mattina. Un caso che emerge nei giorni in cui negli uffici del tribunale di Nola si è tornato a parlare della carenza di magistrati e di centinaia di cause che sono bloccate, non soltanto nel palazzo di giustizia di piazzale Giordano Bruno dove le cose sembrano procedere a rilento ma anche nei vari uffici del Giudice di Pace distribuiti sul territorio nolano e vesuviano. Basti pensare a quanto accaduto a Sant’Anastasia, dove le cause sono state definitivamente sospese per la carenza di personale fino alla metà di settembre prossimo, una vicenda ancor più spinosa del vademecum sull’abbigliamento e destinata a finire sulla scrivania del ministro della giustizia attuale e quello che verrà nominato dopo le elezioni di settembre.

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