La sfida di Maraio, segretario del Psi: «Battere i populismi»

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La sfida di Maraio, segretario del Psi: «Battere i populismi»

Enzo Maraio dal 2019 è il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano. Alle prossime elezioni il Psi, insieme al Pd, ad Articolo 1 e a Demos, farà parte dell’alleanza politica ed elettorale che prende il nome di Democratici e Progressisti per l’Italia.

Segretario Maraio, perché secondo lei c’è ancora necessità di un partito socialista in questa fase politica così complessa?

«Anzitutto perché credo che la storia degli ultimi anni metta in evidenza che la rincorsa al populismo e alla demagogia ha portato la crisi di rappresentanza e la crisi della democrazia in Occidente. Oggi c’è la necessità, affrontando questa competizione, di ribadire il primato della politica e abbandonare i personalismi, tornando a un’offerta politica strutturata. Il Partito socialista italiano è il più antico in Parlamento e deve giocare un ruolo fondamentale: mettere al centro i partiti smart e diventare un punto di congiunzione tra società e classe politica che è mancato in Italia».

L’idea di un’alleanza elettorale può tagliare la forbice che, secondo i sondaggi è ampia col centrodestra?

«Affrontiamo questa campagna elettorale con l’idea che la politica torni centrale. Le forze che compongono la nostra coalizione hanno in comune l’appartenenza ai valori del socialismo europeo. Ora più che mai che l’Europa è decisiva e riempie l’agenda politica italiana con un’impostazione atlantista e progressista»

Come si traducono questi principi nella società di oggi?

«Vede oggi più che mai aumentano le diseguaglianze in Italia e si allarga la forbice delle distanze sociali, con l’impoverimento del ceto medio, l’aumento della differenza tra nord e sud. Essere socialisti oggi significa garantire quell’approccio al welfare e alla solidarietà che abbia l’obiettivo di riattivare ascensore sociale che è bloccato da anni. Censo e nascita di una famiglia non possono determinare il futuro di una persona».

In questa logica voi come vi ponete rispetto al reddito di cittadinanza?

«Noi condividiamo l’obiettivo e la finalità ma è evidente che, a distanza di tempo dalla sua messa in campo, dobbiamo registrare l’assetto. Non è una misura assistenzialistica e non possiamo assistere alla degenerazione di uno strumento utile e necessario per ammortizzare le difficoltà delle famiglie. Va garantito e modificato come strumento che porta ad estensione nel mondo del lavoro. Sbaglia chi lo mette in discussione tout court: non hanno la percezione della sofferenza che c’è in giro».

Dal punto di vista del risultato finale pagherete la fine del campo largo con l’addio dei Cinque Stelle?

«I Cinque Stelle si sono auto esclusi dalla coalizione scegliendo di mettere in crisi, irresponsabilmente, il Governo Draghi che sta dando ancora oggi risposte decisive alle difficoltà del paese. Per quanto ci riguarda dobbiamo fare i conti con la legge elettorale che è la peggiore degli ultimi anni. Un finto proporzionale ma maggioritario di fatto che impone coalizioni e alleanze elettorali più che politiche. Quello che verrà sarà un parlamento costituente a partire dalla modifica delle regole del gioco. Salario minimo, pensioni, welfare, temi e priorità che non possono non unire il centrosinistra».

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