L’inferno dei bimbi di Fortapasc: da vittime dei pedofili a soldati delle cosche di Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

L’inferno dei bimbi di Fortapasc: da vittime dei pedofili a soldati delle cosche di Torre Annunziata

Il blitz scatta nel rione Poverelli, un ghetto infernale per i bambini. Qui, nel lontano 1997, i ragazzini finirono nelle grinfie dei pedofili, oggi invece erano soldati di una holding senza scrupoli che faceva montagne di soldi con lo spaccio di droga. Diciotto le persone finite in manette accusate, a vario titolo, di droga, estorsioni e detenzione di armi. Ci son voluti due anni per ricomporre il puzzle della malavita nei Poverelli, alla fine le accuse sono robuste e pensanti come il faldone dell’ordinanza di custodia cautelare che stringono tra le mani gli uomini e le donne finiti in carcere. Facevano affari d’oro, e li facevano sfruttando i bambini, spesso con la benedizione dei genitori disposti a tutto pur di arricchire le casse della cosca. Per cultura in qualche caso, per fame in altri. I bambini si fidavano delle donne del gruppo, ed erano le donne che riscuotevano i soldi, che gestivano i rapporti con i fornitori, che decidevano accordi ed alleanze. Secondo l’accusa sono le menti dell’organizzazione. Riuscivano persino ad indicare ai loro mariti le strategie per la gestione degli affari. Non lavoravano dietro le quinte, ed erano abili a non lasciare tracce. Sono state tradite proprio dall’esercito di babypusher nelle intercettazioni ambientali che hanno permesso ai carabinieri del nucleo operativo di Torre Annunziata di ricostruire ruoli, affari e responsabilità. Le madri del crimine torrese sono quasi la metà degli indagati: sette su 18, tutte finite agli arresti. Gli inquirenti sono pronti a provare che, silenziosamente, avevano raccolto l’eredità dei loro uomini, mariti, compagni e padri usciti forzatamente di scena. Con loro, oppure al loro posto, avevano continuato a portare avanti la “tradizione” dello spaccio, un affare da diecimila euro a settimana. Mezzo milione di euro all’anno. L’inchiesta è raccontata in mille pagine di ordinanza. E’ partita nel 2018, dopo l’ennesimo raid intimidatorio nei confronti di Evacuo Andrea. Una corposa attività d’indagine coordinata dal pubblico ministero Antonella Lauri e dell’ex procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli. Mille pagine nelle quali compare il nome di Giovanna D’Acunzo, figlia di gambadilegno, quello di Rita Ferraiuolo, moglie di Andrea Evacuo, quello di Maddalena Gemignani, quello di Lucia Gallo, la nuova lady camorra secondo l’Antimafia, madre di Michele Colonia (anche lui arrestato) e moglie di Giovanni Colonia (condannato all’ergastolo). Droga, ma anche armi. Luigi Sperandeo e i fratelli Apuzzo, Gennaro e Nicola, secondo gli investigatori procuravano kalashnikov e pistole, armi per difendere le piazze dello spaccio ed  eventualmente attaccare. C’era chi le procurava, chi le consegnava e chi le provava. E spesso le pistole venivano «scarellate» davanti ai bambini. Loro dovevano crescere in fretta. Anzi, proprio sui bambini i capi del sodalizio puntavano. Li usavano come pusher, come vedette, rischiando anche di metterli sulla strada della morte. In una intercettazione, Rita Ferraiuolo impone il marito ad andarsene di casa dopo aver scampato a un agguato. Un ordine per la sicurezza dei suoi figli. Quando i 18 indagati sfilano con le manette ai polsi nel rione scrosciano applausi e partono video su TikTok. E’ l’involuzione della società. Una Gomorra squallida. E’ l’immagine di una città che piomba sempre più negli abissi senza che nessuno muova un dito.

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