«Mio padre deceduto su una barella»: la denuncia da Vico Equense scuote il San Leonardo

Mauro de Riso,  
Antonio Di Palma, 86 anni, era stato accompagnato dal figlio Raffaele all’ospedale San Leonardo dopo un malore

«Mio padre deceduto su una barella»: la denuncia da Vico Equense scuote il San Leonardo

Castellammare/Vico Equense. Aveva richiesto il ricovero in un reparto, per poter assicurare un’assistenza adeguata al padre cardiopatico e non autosufficiente. Ma l’appello di Raffaele è rimasto inascoltato.

E nella notte tra mercoledì e giovedì una telefonata improvvisa dall’ospedale gli ha raggelato il sangue. Angelo Di Palma, 86 anni, è morto per un attacco di cuore.

Da solo. Senza un familiare che potesse occuparsi dei suoi bisogni, di nutrirlo, di consolarlo con una carezza o una parola di conforto. «Chiederò di visionare le cartelle cliniche. E sto valutando la denuncia» afferma Raffaele Di Palma, giornalista di Vico Equense, ancora scosso per il dramma che ha travolto la sua famiglia.

Suo padre aveva accusato un malessere martedì mattina. Ed era stato proprio lui a condurlo al pronto soccorso, certo che in un letto di ospedale sarebbe stato accudito e tenuto sotto osservazione. «È stato 48 ore nel pronto soccorso del San Leonardo: stanza piccola, con tanti lettini e malati. – spiega Raffaele – Avrebbe dovuto essere trasferito in reparto per curare un epatopatia, ma nonostante le nostre ripetute richieste è rimasto lì, perché posti non ce n’erano».

Una vita trascorsa da operaio nella fabbrica Whirlpool, quella di Angelo, che negli ultimi mesi aveva osservato da lontano, tra nostalgia e dispiacere, il tracollo di quell’azienda un tempo gloriosa, che aveva lasciato a piedi tanti giovani e onesti lavoratori.

Si divertiva a smanettare col telefonino e stava iniziando ad affezionarsi alle nuove tecnologie. «Ci hanno detto che mio padre era tranquillo con il cellulare e che non c’era nessuna urgenza. – racconta Raffaele – Con mio fratello, mia sorella e mia madre, volevamo andare a trovarlo. Abbiamo insistito con educazione ma niente da fare. Alle due di notte la telefonata che annunciava il decesso improvviso».

Nelle parole di Raffaele c’è lo strazio di un figlio che si chiede se il ricovero al pronto soccorso sia stata la scelta giusta. «A volte ripenso se forse era il caso di curarlo tra le mura domestiche. Ma la coscienza ci aveva indotto a sottoporlo a tutti i controlli necessari da parte dei medici. In fondo, quale posto migliore di un ospedale dovrebbe esserci per una persona ammalata?».

A destare perplessità, secondo Raffaele, non è soltanto la qualità delle cure. Sono le normative sanitarie nazionali oggi, d’altra parte, ad impedire le visite dei parenti nel pronto soccorso. Ne è consapevole anche lui, evidenziando però che «ci sono eccezioni che il personale sanitario deve valutare, come nel caso di persone dichiarate invalide e non autosufficienti».

Al centro della contestazione del giornalista vicano, in realtà, c’è soprattutto «la poca umanità, la poca empatia e il poco rispetto di una persona anziana che aveva bisogno di essere accudita e che invece è stata lasciata sola, senza l’affetto dei suoi cari, proprio negli ultimi giorni di vita».

Una situazione intollerabile, sostiene Raffaele, «per chi ha lavorato una vita intera pagando tasse per garantirsi anche cure sanitarie dignitose che spesso non sono adeguate». Una scarsa accuratezza su cui ora la famiglia di Angelo Di Palma vuole vederci chiaro, a partire dall’accesso alle cartelle cliniche. Un primo step, che servirà a valutare se ci sono gli estremi per sporgere denuncia.

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