Pompei. Chirurgia orbitaria, la clinica Maria Rosaria all’avanguardia

Redazione,  

Il dr. Marzio Di Meglio è un chirurgo oculista che lavora presso l’unità operativa di oculistica della Clinica Maria Rosaria di Pompei. Uno staff di livello e un centro di eccellenza specializzato nella chirurgiavdella cataratta, nella chirurgia vitreo retinica e nella chirurgia orbitaria. Quasi 200 interventi l’annosull’orbita, sulle palpebre e sulle vie lacrimali, tra questi ci sono anche casi complessi che prevedono la presenza per 3-4 ore sul tavolo operatorio.

Il dr. Marzio Di Meglio è un chirurgo oculista che lavora presso l’unità operativa di oculistica della Clinica Maria Rosaria di Pompei. Uno staff di livello e un centro di eccellenza specializzato nella chirurgiavdella cataratta, nella chirurgia vitreo retinica e nella chirurgia orbitaria. Quasi 200 interventi l’annosull’orbita, sulle palpebre e sulle vie lacrimali, tra questi ci sono anche casi complessi che prevedono la presenza per 3-4 ore sul tavolo operatorio.

La clinica Maria Rosaria da questo punto di vista è un centro di eccellenza?

«Certo! Sono dodici anni che lavoro nella Clinica Maria Rosaria e da 6 anni gestisco il servizio di chirurgia dell’orbita: si tratta di centro di eccellenza. Sono solo due in Campania. A Pompei abbiamo un bacino di utenza che spazia dalla Campania, passando per la Basilicata e fino alla Calabria.  Spesso operiamo pazienti che arrivano da altre regioni con patologie estese e/o complesse. La chirurgia dell’orbita è una branca dell’oftalmologia a cavallo tra l’oculistica, l’otorinolaringoiatria e  e la chirurgia maxillo facciale. Vengo da una scuola di chirurgia dell’orbita in cui ho appreso e perfezionato queste tecniche che metto in campo alla cinica Maria Rosaria.

Dottore Di Meglio di cosa di occupa precisamente la chirurgia orbitaria?

«Per orbita intendiamo il distretto anatomico che contiene e protegge il bulbo oculare quindi dalle palpebre ai muscoli, alle vie lacrimali. Si definisce cavità orbitaria  la regione tronco-piramidale dove gli occhi alloggiano assieme agli annessi oculari. Queste zone possono essere sede di una serie di patologie sia benigne che maligne».

Nello specifico di cosa parliamo?

«A livello delle palpebre, possono aversi sia patologie benigne: in primis i calazi, sia patologie maligne. Di queste ultime i più frequenti sono gli epiteliomi basocellulare: tumori dovuti alla esposizione ai raggi solari che colpiscono prevalentementemente persone dalla quinta decade di vita in su. Parliamo soprattutto di contadini, marinai, muratori; persone che per motivi professionali sono molto esposti alla luce solare. Si manifestano spesso come piccole ulcerette, piccole cicatrici vengono confuse da chi non è esperto con dei calazi. Ma la loro peculiarità è di erodersi e di estendersi. Chirurgicamente sono patologie che, se trattate bene all’inizio, non danno recidive, né generano dei secondarismi ovvero le metastasi. Se abbandonate a se stesse possono essere deturpanti e condurre all’exitus». Altra patologia maligne delle palpebre sono i carcinomi spinocellulari».

Si parla anche di protesizzazione. In che senso. 

«Parliamo di tutt’alto: occhi che ormai sono giunti alla loro fine a volte sono stati oggetti di plurime chirurgie non legati alle patologie tumorali. Spesso trattasi di occhi dolenti e non vedenti. Oggi difficilmente si arriva a togliere un bulbo, se non per melanomi maligni della coroide.  Spesso la protesizzazione di un occhio avviene quando lo stesso  è stato colpito da plurimi distacchi di retina, glaucoma assoluto, dalle conseguenze terminali di una retinopatia diabetica, da traumi. In questi casi, oggi come oggi, non si fa come nella vecchia chirurgia in cui occhio veniva portato via. Si fa, invece una evisceratio, quasi come una devitalizzazione di un dente, l’occhio viene svuotato del suo contenuto, al suo interno viene messa una protesi di silicone lasciando in sede il guscio sclerale ed i muscoli oculo motori. Dopo qualche settimana si monta una protesi cosmetica, (fornita a carico del Servizio Sanitari Nazionale). Si ha un’ottima riabilitazione estetica, considerano che la protesi moderna conserva gran parte dei movimenti del bulbo e che viene costruita ad immagine e somiglianza dell’occhio controlaterale»

E’ importante avere sotto controllo anche le vie lacrimali?

«La patologia della via lacrimale è diffusa che può estrinsecarsi a vari livelli. Stenosi dei puntini lacrimali: si risolve in via ambulatoriale con inserimento di alcuni device protesici in silicone in modo indolore. Si può avere una patologia del sacco lacrimale con la formazione dei femmoni, grosso fenomeno flogistico al bordo inferiore dell’orbita. Si tratta di urgenze chirurgiche che arrivano spesso con patologie avanzate ma basta un intervento che dura mezz’ora in anestesia locale per risolvere il problema in via definitiva. La Dacriocistorinostomia è un intervento che dà il 95% di successo anatomica e funzionale a cinque anni ed è eseguibile anche su pazienti molto anziani e pluripatologici».

Vi sono poi anche altre patologie tumorali dell’orbita?

«L’orbita può essere sede di patologie tumorali come altri distretti. La prima, può essere diffusa da organi circostanti, un tumore delle palpebre non operato in tempo che invade l’orbita. Va fatta una stadiazione con tac e risonanza si fa una biopsia per tipizzarlo e si decide o per la chirurgia demolitiva o conservativa o si procede a una chemio, una radio o l’immunoterapia. Altri tipi di tumore sono i linfomi. Il ruolo del chirurgo in questi casi è fare una biopsia per tipizzare e etadiare  la lesione. Sarà compito dell’oncologo indicare ed attuare la gusta terapia. Poi vi sono patologie benigne tipo angiomi che danno compressione con la dislocazione del bulbo con sintomi quali la diplopia  ma che comunque rischiano di essere invalidanti».

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