Elezioni, viaggio nel Pd. Il segretario cittadino di Castellammare: “Elettori disorientati, ma ci riprenderemo”

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Elezioni, viaggio nel Pd. Il segretario cittadino di Castellammare: “Elettori disorientati, ma ci riprenderemo”

Peppe Giordano è il segretario cittadino del Pd di Castellammare, città laboratorio politico per anni del centrosinistra, e che oggi vive l’onta dello scioglimento per camorra.

Giordano che giorni sta vivendo la base del Pd rispetto al caos elettorale nazionale?

«Sicuramente c’è un senso di disorientamento: ma è una sensazione che nasce dal 20 luglio, il giorno in cui è caduto Draghi, perché nessuno si aspettava un’accelerazione in piena estate. Questa preoccupazione c’è negli iscritti e nell’elettorato».

L’ultima vicenda con Calenda, anche se non è responsabilità del Pd, non aiuta però…

«Noi abbiamo la responsabilità di essere il partito guida nel campo del centrosinistra e dei progressisti. Diciamo la verità, nessuno si aspettava che dopo le firme e i baci, un patto voluto e cercato da Calenda venisse meno».

Perché secondo lei?

«Forse perché ha visto che sui social qualche potenziale elettore criticava l’allargamento con la sinistra ambientalista: un partner che è stato sempre dentro, non era una novità. Credo che Letta possa essere capito anche da un punto di vista umano: qua abbiamo leader che cambiano idea a seconda della sentiment analisys. Come se i social rappresentassero il paese reale, loro cambiano opinione».

La corsa si fa più difficile ora.

«Noi abbiamo visto la storia dell’ultimo decennio. La somma di due numeri non è sempre uguale al totale aritmetico in politica. Abbiamo 50 giorni davanti dove proposta politica farà la differenza. Partiamo svantaggiati ma non è detta l’ultima parola. Ricordo nel 2008 quando Sinistra arcobaleno doveva raggiungere il 13% e prese il 3,9%. La vicenda del ‘94 con i Progressisti di Occhetto che dovevano stravincere, ma il voto andò diversamente. C’è una campagna elettorale dove partiamo svantaggiati è vero ma non è detta ultima parola. Bisogna parlare ad un paese in un momento difficile, dove la metà dei cittadini sono in spiaggia ma l’altra metà non può andare a mare. C’è chi ha visto aumentare reddito, ma c’è una maggioranza che ha visto aumentare la povertà».

Coi Cinque Stelle è davvero tutto chiuso?

«Io credo che ci siano degli sherpa in queste ore al lavoro. Quello che è successo con Draghi dimostra che i grillini hanno un’immaturità politica. Ci sono ancora dei rigurgiti di un passato rissoso che devono superare. In queste ore, se c’è la volontà, si potrebbe rimetter in piedi il campo largo. Abbiamo punti in comune, percorsi di governo comune. Dobbiamo riprendere un ragionamento pensando che non possiamo dare il Paese in mano alle Destre».

Molti nel vostro partito sono rimasti basiti quando si è parlato di Di Maio candidato.

«Se restava l’accordo con Calenda vi sarebbe stato il diritto di tribuna per DI Maio, ma ora questa ipotesi viene meno. Penso che il ministro degli Esteri possa essere candidato in un collegio uninominale campano forse quello di Acerra che ha dentro Pomigliano d’Arco. Ma detto ciò è chiaro che Di Maio ha fatto una serie di torsioni negli ultimi tre anni. Dalla vicenda Bibbiano ha dimostrato di non eccellere per coerenza. Ed ha messo in piedi un’operazione per salvare la poltrona perché era palese che non avrebbe avuto una ricandidatura».

A Castellammare non è particolarmente ben visto.

«Io non dimentico che lui sia venuto qui a fare uno strappo politico in occasione della visita a Fincantieri. Io ho criticato questa cosa anche coi nostri consiglieri regionali e coi parlamentari. E’ stata un’offesa alla città venire a Castellammare senza dare risposte in un cantiere come il nostro e fare solo una passerella».

Si parla ormai solo di migranti: ma questa campagna elettorale affronterà il tema della criminalità, della camorra?

«Noi abbiamo fatto una direzione provinciale con il Commissario regionale Franco Boccia dove è emerso il lavoro che abbiamo portato avanti con Sarracino.I temi di questa campagna elettorale sono il lavoro, l’ambiente e ecologia e la legalità. Il contrasto alle mafie deve essere tema nazionale, ce lo dicono i dati e la relazione della Dia. Senza legalità non c’è sviluppo, non ci saranno possibilità di essere attraenti per gli investitori».

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