Alberto Dortucci

Navi, trust e scatole cinesi: così Deiulemar Shipping sottraeva milioni al fisco

Alberto Dortucci,  
Operazioni fittizie e dividendi fantasma: l’Agenzia delle Entrate batte cassa. La cassazione «blinda» le accuse. Da rideterminare la somma delle sanzioni

Navi, trust e scatole cinesi: così Deiulemar Shipping sottraeva milioni al fisco

Torre del Greco. Un intricato gioco di scatole cinesi per «distribuire» all’interno di trust e società estere i risparmi dell’esercito (abusivo) di obbligazionisti, ma non solo. Le «fantasiose» soluzioni finanziarie messe in campo dagli armatori-vampiri della seconda generazione erano utili, infatti, a centrare un importante risultato per i fondatori della Deiulemar Shipping: uscire dai radar dell’Agenzia delle Entrate, in modo da evitare di pagare milioni di euro di tasse al fisco e da incassare dividendi d’oro. Una strategia ricostruita in tre recenti sentenze della sezione tributaria suprema corte di cassazione – tutte firmate dalla V sezione civile presieduta dal giudice Federico Sorrentino – a cui si era appellata la curatela fallimentare della società nata da una costola della Deiulemar compagnia di navigazione per scongiurare il rischio di un salasso economico. I ricorsi sono stati tutti respinti, ma la cifra da versare all’Agenzia delle Entrate dovrà essere rideterminata dalla commissione tributaria regionale della Campania.

Il trucco dei noli

La vicenda si riferisce a tre distinti accertamenti fiscali relativi agli anni di imposta 2006, 2007 e 2008.  Periodi in cui il «marchio» della Deiulemar compagnia di navigazione rappresentava una garanzia nel settore dei trasporti marittimi e in cui – come accertato in sede penale – cominciarono le «manovre distrattive» degli eredi dei capostipiti Della Gatta-Iuliano-Lembo. Inizialmente finalizzate «solo» a risparmiare il pagamento di qualche milione di tasse allo Stato. Relativamente al 2006, infatti, l’Agenzia delle Entrate contestò ai vertici della Deiulemar Shipping l’omessa contabilizzazione di ricavi e indebite deduzioni di costi con recupero di imposta sui redditi della società (Ires) e imposta regionale sulle attività produttive (Irap). In particolare, agli armatori-vampiri era contestata l’indebita deduzione dei costi per noli passivi non di competenza – relativi all’impiego di navi per viaggi ancora in corso alla fine del 2006 – e la mancata inclusione delle variazioni delle rimanenze in conto bunker (costi per carburante e servizi in corso di esecuzione) nonché l’omessa imputazione del corrispettivo conseguito a titolo di indennizzo per la navigazione di zavorra. Sostanzialmente, qualche «errore di calcolo» per alleggerire il carico fiscale.

I dividendi occultati

Decisamente di diversa «portata» le contestazioni relative all’anno 2007 e all’anno 2008. Quando, secondo l’Agenzia delle Entrate e come confermato in tre gradi di giudizio, gli armatori-vampiri a capo della Deiulemar Shipping misero in campo una serie di operazioni di natura elusiva «consistenti nell’interposizione di società estere come costruzioni di puro artificio finalizzate a occultare il versamento di ritenute alla fonte su dividendi». In pratica, i dividendi erogati formalmente a società controllate estere in realtà erano pervenuti ai soci residenti in Italia senza scontare la dovuta tassazione. Come? Semplice. Le quote della (all’epoca) neocostituita Deiulemar Shipping – a cui era stato ceduto un ramo di azienda di 11 navi della Deiulemar compagnia di navigazione – erano stati ceduti alla società estera Poseidon International, a propria volta posseduta da trust esteri riferibili agli armatori-vampiri di seconda generazione. Contemporaneamente, la Deiulemar Holding – controllata dai «grandi vecchi» delle tre famiglie – attraverso una serie di cessioni a società satelliti come la Poseidon Finance o controllate come la Lamain effettuava operazioni per circa 150 milioni. Un mero artificio per muovere un flusso finanziario capace di generare dividendi per 66 milioni mai comunicati all’Agenzia delle Entrate. Contestazioni «spalmate» su due diversi esercizi finanziari e adesso cassate dagli ermellini di Roma.

Il nuovo giudizio

I tre ricorsi presentati dalla curatela fallimentare della Deiulemar Shipping – rappresentata dal professore Giuseppe Marino e dall’avvocato Rosamaria Nicastro – sono stati respinti dalla sezione tributaria della suprema corte di cassazione. Il collegio presieduto dal giudice Federico Sorrentino ha riconosciuto la legittimità delle contestazioni avanzate dall’Agenzia delle Entrate, blindando così le sanzioni a carico della «costola» della Deiulemar compagnia di navigazione. La somma complessiva da riconoscere al fisco per gli anni 2006, 2007 e 2008 dovrà essere, tuttavia, rideterminata in ragione del diritto sopravvenuto nonché per la regolazione e la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

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