Boscoreale, l’affare-spaccio al Piano Napoli in mano ai “muschilli”

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Boscoreale, l’affare-spaccio al Piano Napoli in mano ai “muschilli”

Boscoreale. La calma apparente dopo l’escalation di violenza e terrore. È così che si presenta il Piano Napoli di via Settetermini dopo mesi incandescenti che lasciavano presagire ad una guerra tra clan per il controllo dello spaccio di sostanza stupefacenti. Spaccio che, a dispetto del lavoro incessante dei carabinieri, resta la principale forma di sostentamento per le famiglie dei pregiudicati. E nuove leve, con la fedina immacolata, fanno gola ai clan della zona: non danno nell’occhio e in caso di arresto se la cavano con poco. Giovani, anzi giovanissimi che in alcuni casi fanno le veci di chi se ne sta rinchiuso dietro le sbarre. Muovono fili come pupari senza rendersi di conto a cosa vanno incontro.

La “Scampia” del vesuviano alza la voce, di nuovo. E lo fa a suon di colpi di pistola, stese nel bel mezzo di una festa di quartiere e auto bruciate. Vendette e avvertimenti che non fanno altro che alzare il livello di allerta verso un punto di non ritorno. La zona “calda” è quella delle palazzine rosse, dall’isolato 10 al 15, una sorta di quartiere nel quartiere, dove si sono consumati fatti e misfatti. Una fortezza (quasi) impenetrabile alle forze dell’ordine anche grazie tacita connivenza di una parte degli abitanti. La gente, la brava gente, ha paura, e se sa, preferisce non parlare. La tensione è salita dopo il blitz dello scorso febbraio che portò all’arresto di dieci persone, coinvolte a vario titolo nello spaccio di sostanze stupefacenti. Una fiorente attività svolta giorno e notte, sette giorni su sette, festivi compresi. Un minimarket della droga con acquirenti che provenivano da tutta l’area metropolitana di Napoli e dalle province vicine. Un giro d’affari che ingolosisce le nuove leve. Ad inaugurare la stagione del terrore, è l’incendio che ha divorato una Fiat Punto all’isolato 12 ed è l’ennesimo campanello d’allarme che segnala come la tensione stia crescendo giorno dopo giorno dopo un periodo di calma apparente. I recenti arresti per spaccio di droga hanno cambiato la geografia criminale e fatto saltare i già precari equilibri. Le nuove leve sono ragazzini imberbi dal grilletto facile. Una parola fuori posto, uno sgarro per futili motivi, uno sguardo di troppo: basta poco per accendere la miccia e scatenare l’inferno.

Dopo l’auto bruciata, è arrivata la stesa lo scorso luglio. Quattro colpi di arma da fuoco esplosi in aria da tre persone in sella ad uno scooter davanti ad un circoletto ricreativo mentre era in corso l’esibizione di un giovanissimo cantante neomelodico, seminando il panico tra la folla, per lo più famiglie con bambini.

Il quartiere è sotto assedio, calpestato dalla sua stessa gente, da uno sparuto gruppo di criminali che detta legge e semina terrore. Costruito subito dopo il terremoto del 1980, ospita intere famiglie della periferia di Napoli che si erano trovate senza un tetto sopra la testa. Trapiantate dall’oggi al domani in una lingua di terra ghettizzata dalle stesse istituzioni, con la promessa che si sarebbe trattata di una sistemazione temporanea.

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