Tiziano Valle

Caccia ai soldi della camorra di Castellammare, indagini su 40 conti correnti

Tiziano Valle,  

Caccia ai soldi della camorra di Castellammare, indagini su 40 conti correnti

Caccia ai soldi della camorra, attraverso indagini accurate sui conti correnti, i depositi postali e le polizze vita stipulati da boss e affiliati della camorra stabiese. Nelle ultime settimane le forze dell’ordine hanno acquisito i documenti relativi a rapporti bancari disseminati in tutta Italia, ma anche all’estero. E in particolare in Svizzera, Germania, Olanda e Romania. Sulle indagini vige il più stretto riserbo da parte delle forze dell’ordine, ma sembra chiaro che l’obiettivo è quello di risalire al tesoro che i clan D’Alessandro e Cesarano sono riusciti a mettere da parte nel corso degli anni.

 

In Olanda risultano tuttora attivi contatti della cosca di Ponte Persica, mentre in Svizzera, Germania e Romania c’è il sospetto d’interessi diretti del clan D’Alessandro.

 

Un lavoro investigativo che va in continuità con quanto già fatto negli anni scorsi e finalizzato a ad avvalorare la tesi che: la camorra ha prestato soldi a piccoli o grandi imprenditori di Castellammare, che negli anni hanno garantito sostegno al clan, pagando il pizzo.

 

Una ricostruzione che già emergeva dagli atti allegati al fascicolo Tsunami, la maxi-inchiesta sul clan D’Alessandro condotta tra il 2007 e il 2009 dai carabinieri della compagnia stabiese.

 

Una tesi che gli investigatori, negli anni, hanno provato a ricostruire indagando sui conti correnti e i depositi postali di una quarantina di persone. Tutto nasce nel 2010 quando la Procura Antimafia, allora guidata dal pm Claudio Siragusa, dà il via libera all’acquisizione di un enorme quantità di documenti presso istituti di credito e uffici postali su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è scavare nel passato per avere un quadro generale della situazione attuale. Tant’è vero che alla guardia di finanza allora guidata dal capitano Girolamo Franchetti, viene affidato il compito di ricostruire i rapporti finanziari intrattenuti da una quarantina di persone, addirittura a partire dal 1986. Un salto indietro di oltre 30 anni che serve agli investigatori per capire come il clan D’Alessandro ha riciclato i soldi sporchi proventi di estorsioni e traffici di droga e armi, e forse motivare la tesi secondo cui alcuni imprenditori «pagano perché gli conviene». Una convenienza che non sarebbe dettata solo dalla paura di ritorsioni, ma da una sorta di legame, anche finanziario, che sarebbe nato nel tempo tra il clan e una parte dell’imprenditoria deviata della città.

 

Nella lista affidata alla guardia di finanza di Castellammare di Stabia nel 2010 ci sono personaggi legati alla criminalità organizzata ma anche nomi di piccoli e grandi imprenditori stabiesi, oltre che di società che operano in diversi settori. Ci sono i titolari di piccole attività commerciali, ristoranti, alberghi, ma anche di ditte edili, società immobiliari, impegnate nello smaltimento dei rifiuti o compagnie assicurative. Un’indagine a 360 gradi che porta gli uomini delle fiamme gialle ad acquisire anche documentazione presso istituti di credito in Puglia, Lazio ed Emilia Romagna, oltre che nelle banche cittadine e in uffici postali sparsi sul territorio.

 

Adesso una nuova accelerata su questo fronte che presto potrebbe dare risultati in termini investigativi.

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