Covid, le intensive si svuotano. Ma la diffusione del virus torna a salire

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Covid, le intensive si svuotano. Ma la diffusione del virus torna a salire

Covid: 112 morti, 25.389 positivi. Tasso al 14,6%. In Campania oltre duemila casi
A settembre si torna in classe, sulla dad decidono le scuole. Ministero: decadono le misure Covid

Roma. Le terapie intensive in Italia si stanno gradualmente svuotando, con i pazienti Covid che diminuiscono di settimana in settimana facendo registrare un -33% negli ultimi sette giorni. Un parametro tra i più indicativi, che evidenzia il trend di miglioramento della curva pandemica.

Ma non è ancora la fine dell’emergenza: la decrescita dei nuovi casi, in atto fino a pochi giorni fa, sembra infatti essersi interrotta e, avvertono gli epidemiologi, la circolazione del virus SarsCoV2 sembra ora essere ripresa più velocemente.

Prosegue dunque in maniera netta, secondo la rilevazione del 23 agosto fatta negli ospedali sentinella aderenti alla rete Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), il calo delle ospedalizzazioni Covid. Il numero dei pazienti ricoverati, sia nei reparti ordinari sia nelle rianimazioni, in una settimana è diminuito del 19,6%.

A incidere maggiormente è la brusca discesa dei ricoveri nelle terapie intensive che, dopo settimane di sostanziale stabilità, si sono ridotti del 33%. Deciso calo settimanale dei ricoveri anche per i minori di 18 anni, pari al -34%. “Finalmente negli ospedali possiamo tirare un sospiro di sollievo ma senza mai abbassare la guardia – commenta il presidente Fiaso, Giovanni Migliore -. La campagna vaccinale autunnale sarà fondamentale per mantenere gli ospedali in sicurezza e recuperare una nuova normalità”.

In discesa anche i numeri del bollettino giornaliero del ministero della Salute: sono 25.389 i nuovi contagi registrati nelle ultime 24 ore (ieri erano 35.360). Le vittime sono 112, in diminuzione rispetto alle 134 di ieri. I tamponi effettuati sono 174.227 ed il tasso è al 14,6%, rispetto al 17% del giorno precedente.

Quanto alle ospedalizzazioni, sono 239 i pazienti in intensiva (-15) ed i ricoverati nei reparti ordinari sono 6.170, 208 in meno nelle ultime 24 ore. Il trend parrebbe migliorare anche a livello mondiale. Secondo gli ultimi dati dell’Oms, infatti, nella settimana 15-21 agosto si sono verificati 5,3 mln di casi di Covid a livello globale, con un calo del 9% sulla settimana precedente.

In discesa anche il numero di decessi: 14mila, il 15% in meno in confronto ai 7 giorni precedenti. Un quadro che diventa più positivo, ma ci sono comunque dei segnali di allerta che non vano sottovalutati.

La decrescita dei casi in Italia, che era stata continua dal 10 luglio in poi, avverte l’epidemiologo Cesare Cislaghi, “si è interrotta e addirittura sembra sia invece ricominciata una crescita della circolazione del virus. Precauzioni e responsabilità, pertanto, sono necessarie”. A richiamare sui rischi è anche il matematico Giovanni Sebastiani del Cnr che, sulla base di analisi effettuate, rileva come “a livello delle province, in 95 su 107 si osserva un aumento dell’incidenza dei casi”.

Inoltre, rileva Guido Rasi, già direttore esecutivo dell’Agenzia europea dei medicinali, “ancora oggi registriamo 112 decessi per Covid. Un numero troppo alto, su cui mancano sufficienti spiegazioni. Vorrei, ad esempio, sapere quanti dei deceduti nell’ultima ondata abbiano ricevuto farmaci disponibili anche in farmacia, che riducono il rischio di morte del 90%”. Secondo Rasi, “abbiamo cioè un sottoutilizzo di antivirali che rischia di farci arrivare a dicembre con quasi 500.000 dosi inutilizzate e in scadenza”.

Intanto, gli Usa pianificano di rendere disponibile a breve una nuova generazione di booster vaccinali aggiornati contro le varianti, secondo le anticipazioni del New York Times. I nuovi booster, delle aziende Pfizer e Moderna, sono stati sperimentati su topi ma lo scienziato Anthony Fauci chiarisce: “Usare dati provenienti da trial su animali non ha nulla di diverso da quanto si fa nell’aggiornare annualmente i vaccini contro l’influenza”.

E proprio i vaccini restano l’arma prioritaria contro la pandemia, come ha ribadito oggi anche il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza: “Di fatto anche ora c’è un grande bisogno dei vaccini; se non avessimo avuto gran parte della popolazione immunizzata, infatti, l’impatto sulle strutture sanitarie sarebbe stato molto maggiore”.

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