Torre Annunziata. Negozi piegati al pizzo, ancora zero denunce

metropolisweb,  

Torre Annunziata. Negozi piegati al pizzo, ancora zero denunce

C’è un esercito di negozi assediati dalla camorra. Sono circa 500 ed ognuno di questi, in modo diverso, per quote differenti, versa denaro nelle casse della camorra. Nessuna novità ma a confermarlo è anche il nuovo pentito Pietro Izzo che proprio in uno degli ultimi verbali racconta uno scenario raccapricciante. «Pagano tutti, e ognuno ad un clan diverso ma nessuno si è mai rifiutato» poi una sfilza di nomi, che mette in fila, uno dietro l’altro. Attività commerciali che piegano la testa e non denunciano continuando ad alimentare da sempre le casse della criminalità organizzata.  In alcuni casi c’è chi versa denaro a due clan diversi, in altri casi solo ad uno e metà di queste hanno ricevuto nell’ultimo mese la richiesta estensiva del doppio pizzo. Sono i dati choc che erano già emersi e finiti nel dossier dell’Antimafia, un fascicolo zeppo di dati, denunce, informative nelle quali gli investigatori ricostruiscono la ragnatela del pizzo analizzando la metamorfosi delle chiusure, denunce mettendo insieme anche tutti gli atti intimidatori contro le attività commerciali e loro proprietari. Centinaia di pagine, tutte messe nero su bianco, nelle quali si traccia la mappa inquietante del pizzo. Una città ostaggio della camorra che non si ferma davanti a nulla e che in soli 12 mesi ha rimesso le mani sulla città. Secondo i dati analizzati a Torre c’erano, sino al 2011 ben 1742 negozi, si tratta di piccole botteghe o grandi store. Ma negli ultimi dieci anni le saracinesche abbassate sono state quasi più della metà. Ora se ne contano circa 1000, una più o una meno, e di queste la metà paga regolarmente il pezzo. Soldi che rappresentano linfa per i clan, liquidità per continuare a far crescere gli affari illegali e che stanno contribuendo a mantenere in vita famiglie camorristiche che dopo le mazzate delle super inchieste e con gli arresti dei capi e loro soldati, erano scomparsi dalla città. Ora tornano in città dopo lunghi anni di detenzione e dopo aver scontato la loro pena, e tornano più agguerriti di prima e con sete di potere e denaro. Quanto basta così per rimettere in piedi il clan e gli affari illeciti. Tutto questo finisce così nuovamente nelle pagine delle informative dell’Antimafia che continuano l’attività investigativa finalizzata a mettere fine alle pressioni ai commercianti. E le ultime rilevazioni dei nuovi pentiti dimostrano comune commercianti che provano a resistere ma che ormai non ce la fanno più, lasciati soli ed isolati. Negli ultimi dieci anni sono sparite centinaia di attività. Strette sotto le pressioni della crisi economica prima, poi dell’emergenza sanitaria dettata dal Covid e infine dalla camorra che ha rappresentato il colpo di grazia costringendo, anche le attività commercianti che prima pagavano regolarmente una quota del pizzo, a cedere le attività, ad abbassare la saracinesca e in alcuni casi a lasciare definitivamente il territorio. Uno scenario che ha contribuito al declino definitivo di una città ormai al collasso: completamente abbandonato dalle istituzioni , segnato dagli scandali anche politici e dall’emergenza anche di una microdelinquenza che semina future leve dei nuovi clan.

Giovanna Salvati

CRONACA