Tiziano Valle

Castellammare. La chiesa del Seicento utilizzata come discarica, la denuncia del priore

Tiziano Valle,  

Castellammare. La chiesa del Seicento utilizzata come discarica, la denuncia del priore

«La chiesa del Santissimo Crocifisso è stata chiusa nel 2008 a causa delle perdite di un palazzo confinante. Per dieci anni abbiamo provato ad avviare un percorso con il Comune per recuperarla, ma non ci è stato concesso». Antonio Ammendola è il priore della parrocchia del rione Capo Rivo, risalente al 1632, che rischia di crollare. I commissari straordinari hanno firmato un’ordinanza di messa in sicurezza nei confronti del priore e anche di 15 eredi di un palazzo confinante, per scongiurare il rischio di cedimenti che potrebbero mettere in pericolo le persone.«Non saprei nemmeno cosa fare – dice sconsolato il priore Ammendola – Il problema adesso è la facciata della chiesa che rischia di crollare. Ma senza la messa in sicurezza dei fabbricati confinanti è tutto inutile e lo dimostra l’ultimo crollo che si è verificato al Capo Rivo».Il priore denuncia una situazione che si è «incancrenita» negli anni e soprattutto l’inciviltà di chi non ha avuto alcun rispetto per un luogo di culto che ha oltre quattro secoli di storia. «Dalla chiesa del Crocifisso sono state rubate le campane e le navate e l’altare sono state trasformate in una discarica – spiega – Mentre a noi veniva impedito l’accesso, qualcuno riusciva ad entrare e a scaricare materiale di risulta.

Ce n’è una quantità incredibile e lo abbiamo scoperto dai rilievi fotografici che sono stati fatti negli anni dai tecnici del Comune. Purtroppo sono spariti anche dei documenti antichissimi, che erano custoditi nella chiesa. L’unico sollievo è aver salvato le statue e un ostensorio di grande valore che abbiamo inventariato e portato in altra sede».Il problema è il lungo periodo di abbandono. «Abbiamo fatto tanti incontri nel corso degli anni, l’ultimo nel 2018 – racconta il priore Antonio Ammendola – All’inizio, per quanto riguarda la chiesa, sarebbero bastati lavori per un paio di migliaia di euro. Adesso onestamente non saprei, anche perché ora il rischio è che venga giù tutto. Ma il problema è sempre stato un altro. Senza la messa in sicurezza dei palazzi confinanti il nostro intervento sarebbe stato inutile e gli eredi di quegli edifici non hanno mai mostrato interesse a recuperarli».«E’ un problema di tutta la zona, va fatto un discorso serio. Bisogna sederci e ragionare», incalza don Antonino Esposito parroco della Cattedrale di Castellammare di Stabia. «Il priore Antonio Amendola da anni dimostra la volontà di fare qualcosa per metterla in sicurezza, ma ci sono questioni che vanno risolte – spiega don Antonino – La chiesa è incastrata in questi palazzi terremotati, bisogna sistemare tutto altrimenti è inutile». «Inoltre – conclude il parroco – lì sotto passa la galleria e va compreso anche quale tipo d’intervento si può fare, c’è tutta una parte burocratica e di indagini che si può pensare di risolvere solo aprendo un dialogo».

CRONACA