Alberto Dortucci

Flop-confische a Torre del Greco: «Solo immobili da incubo, il recupero è impossibile»

Alberto Dortucci,  
Dopo il report dell’agenzia nazionale, la risposta del Comune: «Acquisizione inutile, non sarebbero riutilizzabili a fini sociali»

Flop-confische a Torre del Greco: «Solo immobili da incubo, il recupero è impossibile»
Corso Garibaldi a Torre del Greco

Torre del Greco. «Stavolta, i numeri non “fotografano” esattamente la realtà della situazione». Allarga sconsolato le braccia Gennaro Russo, dirigente del settore patrimonio del Comune. Sulla sua scrivania al secondo piano di una torretta degli ex Molini Meridionali Marzoli sono sparpagliati una decina di fascicoli e un articolo di Metropolis Quotidiano: «Camorra, inutilizzati i beni sottratti ai clan».

È l’allarme lanciato dall’ultimo report dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni camorristiche: solo lungo il Miglio d’Oro tra Portici, Ercolano e Torre del Greco ci sarebbero 76 immobili – valore stimato di circa 20 milioni di euro – strappati a boss e fiancheggiatori, ma poi «abbandonati» al proprio destino. «I numeri sono, senza dubbio, giusti – premette Gennaro Russo – Ma le condizioni in cui versa la stragrande maggioranza dei cespiti, almeno nella nostra città, non consente di procedere a manifestazioni d’interesse per l’acquisizione al patrimonio comunale perché si rischierebbe di provocare un danno e non un beneficio alla collettività».

Concetti «confortati» proprio dai fascicoli sparpagliati sulla scrivania, messi in piedi al termine di una lunga serie di sopralluoghi all’interno degli ex santuari della camorra all’ombra del Vesuvio. C’è il lastrico solare di via Principal Marina strappato al boss Giuseppe Falanga, noto semplicemente come ‘o struscio: un «attico» a due passi dal porto su cui sono state realizzare una serie di opere abusive destinate – in caso di acquisizione – all’abbattimento a spese dell’ente di palazzo Baronale. «Poi si dovrebbe provvedere a una serie di interventi di impermeabilizzazione – sottolinea il dirigente del settore patrimonio, evidenziando una relazione presente all’interno del fascicolo corredato di documentazione fotografica – perché, come lamentato dall’inquilino del terzo piano dello stabile, in caso di pioggia si registrano pericolose infiltrazioni d’acqua. Se pure si volesse decidere di investire un’importante somma di denaro pubblico, alla fine, al Comune resterebbe un lastrico solare senza potenziali destinazioni d’uso».

Stessa situazione per due modesti appartamenti all’ultimo piano di un edificio di vico Vaglio, stretta traversa di largo Costantinopoli. Per non parlare di un box auto in via Cimaglia o di un deposito ricavato in un sottoscala di un fabbricato di via Litoranea. Oppure dell’appartamentino al piano terra di un palazzo di corso Cavour in cui sarebbero necessari interventi di riqualificazione per minimo 80.000 euro. Emblematico, poi, il caso del vano realizzato sul lastrico solare di un fabbricato di via Cappuccini: «Per raggiungere l’immobile bisogna letteralmente “arrampicarsi” su una scala in ripida salita – mostra la foto Gennaro Russo – Al netto degli abusi edilizi rilevati durante il sopralluogo, come si potrebbe riutilizzare per fini sociali un bene del genere?».

Difficoltà e criticità rappresentate durante gli ultimi incontri organizzati in prefettura a Napoli per affrontare il tema dell’utilizzo dei beni confiscati: «Per gli enti locali i beni confiscati alla camorra devono essere una reale opportunità di realizzare interventi sociali per il territorio – conclude Gennaro Russo – e non ulteriori zavorre sulle casse pubbliche».

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