Alberto Dortucci

Boscoreale, duecento dosi di coca in un borsone: condannato 40enne di Pompei

Alberto Dortucci,  

Boscoreale, duecento dosi di coca in un borsone: condannato 40enne di Pompei

Pompei. Condannato a quattro anni di reclusione e al pagamento di una multa da 18.000 euro. è il verdetto con cui i giudici della terza sezione penale della suprema corte di cassazione – presidente Elisabetta Rosi – hanno scritto la parola fine a un braccio di ferro giudiziario nato dal blitz grazie a cui le forze dell’ordine, a marzo del 2013, scrissero la parole fine al business-spaccio organizzato sull’asse Pompei-Boscoreale dal quarantenne Aniello Casillo e dal complice Gioacchino Izzo.

L’ultimo verdetto

A ricorrere agli ermellini di Roma era stata la difesa del quarantenne di Pompei con base operativa a Boscoreale. Obiettivo: ribaltare la sentenza firmata il 29 aprile del 2014 dal gup del tribunale di Torre Annunziata – confermata dalla corte d’appello di Napoli il 20 novembre del 2020 – e dimostrare l’estraneità di Aniello Casillo all’affare messo in piedi da Gioacchino Izzo, reo confesso e giudicato in un differente processo. Una tesi parzialmente confortata da una sentenza del tribunale del Riesame di Napoli – i giudici annullarono l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Aniello Casillo per mancanza di gravi indizi di colpevolezza – ma respinta dai magistrati della suprema corte di cassazione. Secondo cui le responsabilità in concorso di Aniello Casillo sarebbero state correttamente dimostrate durante i primi due gradi del processo. Di qui, la conferma della condanna a quattro anni di reclusione e al pagamento di una multa da 18.000 euro.

Il blitz a Boscoreale

I fatti risalgono al 12 marzo del 2013. Gli investigatori, impegnati in un’ampia indagine sullo spaccio di stupefacenti al Piano Napoli, intercettarono la Fiat Seicento guidata da Aniello Casillo lungo la strada del ritorno a casa. Accanto al quarantenne di Pompei era seduto Gioacchino Izzo, volto già noto alle forze dell’ordine del territorio. Gli agenti di polizia del commissariato di Torre Annunziata si misero alle calcagna della coppia, entrando in azione nel momento in cui la Fiat Seicento varcò il cancello dell’abitazione di Aniello Casillo. Durante la successiva perquisizione, gli uomini in divisa ritrovarono – occultati in una borsa di pelle bianca, tra diversi indumenti sporchi – due bilancini di precisione e un involucro di cellophane contenente circa 93 grammi di cocaina, da cui si sarebbero potute ricavare 200 dosi per le piazze del Piano Napoli e del Vesuviano. Gioacchino Izzo si accusò immediatamente della detenzione di droga, provando a scagionare così il suo complice. L’uomo sostenne di essersi trasferito presso l’abitazione di Aniello Casillo dopo una lite con la moglie. All’interno dell’appartamento, tuttavia, gli uomini in divisa ritrovarono una carta d’identità falsa e la somma di 5.550 euro – nascosti in un portafogli sistemato dietro alcuni volumi di una libreria – ritenuta provento dell’attività di spaccio. E costati al quarantenne di Pompei una condanna a 4 anni.

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