Castellammare, baristi in crisi e rischio licenziamenti: «Paghiamo le bollette oppure gli stipendi»

Michele De Feo,  

Castellammare, baristi in crisi e rischio licenziamenti: «Paghiamo le bollette oppure gli stipendi»

«Le nostre bollette, con gli stessi consumi dello scorso anno, sono aumentate del 400 per cento. Siamo affranti, non possiamo mantenere questi costi. Occorre una soluzione immediata, altrimenti dovremo scegliere se pagare i dipendenti o le bollette». Sono i titolari di alcuni dei bar più popolari di Castellammare a parlare. La loro denuncia si affianca a quella dei fornai, raccontata ieri da Metropolis. Il rincaro dei costi dell’energia, figlio della speculazione delle multinazionali del settore energetico, è una bomba ad orologeria che rischia di far collassare un intero sistema economico nazionale e di innescare una crisi dei consumi senza precedenti. Un aumento del 3-400 per cento dei costi di luce e gas in un anno va inevitabilmente a stracciare quel sottilissimo equilibrio che sussiste tra costo del prodotto, consumo medio e reddito di base dei cittadini. Se il prezzo di prodotti base o non primari ma a diffuso consumo, appunto come pane e caffè, aumentano a dismisura, la conseguenza immediata è il crollo della domanda – i consumatori non comprano – che porta all’azzeramento degli introiti delle attività commerciali, quindi alla loro chiusura e al licenziamento dei dipendenti, molti dei quali con famiglie da mantenere e mutui da pagare. In questo scenario si collocano i titolari dei bar della città, che va detto, riescono ancora a tamponare riuscendo a contenere il prezzo dei loro prodotti base. Una situazione precaria e che non può prorogarsi eccessivamente nel tempo. Un’analisi lucida e concreta della realtà la da Umberto Carosi, titolare del bar pasticceria Di Nocera in via Giuseppe Mazzini: «Purtroppo nella prima fase in cui sono scattati gli aumenti abbiamo applicato il 20 per cento di rincaro e solo dal primo Agosto è aumentato il caffè a un euro e 20 centesimi – continua l’imprenditore – C’è da dire che gli aumenti oltre che per l’energia ed il gas ci sono stati anche per le materie prime come il latte ed i suoi derivati (burro, margarina) la farina, lo zucchero, la carta e la plastica. Per sostenere questi rincari non basta aumentare i prezzi del 20 per cento ma bisognerebbe raddoppiarli, cosa purtroppo non fattibile soprattutto perché non vendendo beni di prima necessità si rischierebbe di chiudere». Alla protesta si associa Annamaria Esposito, titolare del bar-pasticceria Palladino, a corso Vittorio Emanuele: «Abbiamo appena ricevuto una bolletta di 8mila euro, 4 volte tanto quella dell’anno scorso che con gli stessi consumi si aggirava intorno ai 2mila. Questi costi sono insostenibili. Non vogliamo arrivare al punto di scegliere se pagare le bollette o i nostri dipendenti. Sono tutti ragazzi giovani, alcuni hanno famiglia, se chiudiamo li lasciamo in mezzo alla strada». Sulla stessa linea si trova La Monica Antonino, titolare del Bar Nunzio a piazza Spartaco: «A settembre arrivano di nuovo le bollette a costi ancora più alti. Questo mese abbiamo superato i 9mila euro. Come facciamo ad andare avanti? Non dobbiamo più pagarle? O non dobbiamo più dare lo stipendio ai nostri dipendenti per ottemperare a questi oneri?». Emiliana D’Arienzo, titolare del bar pasticceria Nobile sul lungomare di Castellammare, sta studiando un’alternativa per aggirare il caro bollette investendo nelle energie rinnovabili: «Quest’anno la bolletta è aumentata del 400 per cento. Stiamo cercando un’alternativa e siamo decisi ad investire nelle energie rinnovabili, pensando di installare pannelli solari e alimentare la nostra attività con energia pulita – conclude l’imprenditrice – Alzare i prezzi non è la soluzione, perché così penalizziamo i clienti che con costi alti non acquisteranno più i nostri prodotti».

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