Mario Memoli

Racket, attentati e spaccio: scacco al clan dei «Zi Maist», otto arresti

Mario Memoli,  

Racket, attentati e spaccio: scacco al clan dei «Zi Maist», otto arresti
Uno degli attentati ricostruiti dalla Dda

Sant’Egidio/Pagani. Taglieggiavano imprenditori a colpi di pistola e con attentati, spacciavano droga e detenevano materiale esplosivo per le estorsioni. Tutto per agevolare il clan della famiglia Iannaco/Sorrentino storica cosca di Sant’Egidio del Monte Albino denominata “I Zi Maist quelli di San Lorenzo”. Otto arresti di cui 6 in carcere, due ai domiciliari, un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 indagati a piede libero nell’ambito del blitz di ieri notte   disposto dalla Dda (pm Giancarlo Russo) ed eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Salerno agli ordini del comandante Gianluca Trombetti con il supporto dei colleghi del reparto territoriale di Nocera Inferiore e della Tenenza di Pagani.   Ordinanza di custodia cautelare in carcere per  Gennaro Alfano 49enne di Sant’Egidio del Monte Albino (già detenuto), Gaetano Attianese 26 anni di Pagani, Raffaele Maiorino 42enne di Sant’Egidio del Monte Albino (già detenuto), quindi il 61enne di Boscoreale Giuseppe Malvone (anche lui detenuto e narcos dei Gallo/Limelli/Vangone), il 33enne Eliodoro Nicosia di Nocera Inferiore e Ferdinando Trapani anche lui di Sant’Egidio del Monte Albino. Ai domiciliari Gianluca Attianese 39enne di Nocera Inferiore (detenuto) e Marco Sorrentino 47 anni  di Pagani e residente a Sant’Egidio. Il sodalizio dapprima (primi anni ’80) si poneva in posizione di neutralità – nel più ampio panorama delle alleanze regionali rispetto alla contrapposizione tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia dell’ora pentito Carmine Alfieri ‘o ntufat, successivamente schierandosi con il boss di Piazzolla di Nola a seguito dell’omicidio di Mario Iannaco. Le indagini  hanno avuto la loro genesi a partire dai primi mesi di febbraio del 2018 e sono state originate dal susseguirsi di attentati ai danni di attività commerciali, mediante ordigni esplosivi artigianali, il primo dei quali in danno di una rivendita di materiale elettrico. Tra le principali attività delittuose contestate al sodalizio camorristico, oltre alla consumazione degli attentati contro le imprese, prodromici ad una capillare attività estorsiva, si evidenziano ulteriori reati di usura, rapine, furti e ricettazione di merce di provenienza illecita nonché di detenzione di armi da sparo e materie esplodenti. Il tutto  tra la sussistenza di una diffusa situazione di omertà, desumendola dal comportamento degli imprenditori oggetto di attività estorsiva, ritenendola elemento sintomatico della esistenza dell’associazione  camorristica e della sua perdurante operatività nel  contesto territoriale. “Il provvedimento cautelare   al pari di precedenti analoghi provvedimenti cautelari in uno con l’esecuzione di sequestri e confische di prevenzione per pericolosità qualificata, nell’Agro nocerino-sarnese, costituisce ulteriore fase di contrasto esercitata dalla Dda di Salerno e finalizzata alla ricostruzione della presenza ed attuale operatività sul territorio di organizzazioni camorristiche autoctone e non solo di ingerenze criminali sul territorio da parte di organizzazioni del napoletano”, ha detto il procuratore capo di Salerno Giuseppe Borrelli. Appena sette giorni fa la Corte di Cassazione aveva respinto i ricorsi di Alfano e Maiorino condannando in via definitiva i due a oltre 12 anni di carcere con accuse ci estorsioni e detenzione di materiale esplodente. Tra oggi e martedì gli interrogatori di garanzia davanti al gip.

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