Castellammare. Racket, droga e appalti: alla sbarra 34 affiliati al clan D’Alessandro

Tiziano Valle,  

Castellammare. Racket, droga e appalti: alla sbarra 34 affiliati al clan D’Alessandro

La Procura Antimafia trascina alla sbarra 34 persone tra boss e presunti affiliati al clan D’Alessandro. E’ stata fissata per il prossimo 20 ottobre l’udienza preliminare. Davanti ai giudici del Tribunale di Napoli finiscono personaggi di spicco come Michele D’Alessandro (figlio del boss Gigginiello, attualmente libero) e suo nipote Michele D’Alessandro (figlio del cugino Luigi, detenuto al 41-bis). E ancora Teresa Martone, vedova del padrino defunto Michele, sua nuora Rosaria Iovine (moglie di Luigi) e sua cognata Annunziata Napodano (moglie del boss Gigginiello). Nell’elenco degli imputati anche colonnelli di lungo corso della cosca di Scanzano e nuove leve, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta Cerbero condotta tra il 2010 e il 2015 dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia che hanno ricostruito tutti gli affari illeciti del clan D’Alessandro, da oltre un decennio ormai alleato dei Di Martino di Gragnano. E non a caso alla sbarra ci sono anche il boss Antonio Di Martino e il narcos Rossano Apicella. Tra i 30 capi d’imputazione e tra i tanti nomi “noti” alle cronache giudiziarie, spunta la figura di Augusto Bellarosa. Secondo l’Antimafia avrebbe fatto parte del clan D’Alessandro con un ruolo importante. Si sarebbe occupato di fare le veci di Luigi D’Alessandro e di guidare suo figlio Michele occupandosi, si legge nel capo d’imputazione, «dell’ingerenza del sodalizio criminale nel settore degli appalti pubblici», arrivando a interloquire «a nome dei D’Alessandro» con «gli esponenti politici di riferimento». Il lungo lavoro dell’Antimafia ha consentito di ricostruire decine di episodi di estorsione messi a segno ai danni di commercianti, piccoli e grandi imprenditori di Castellammare di Stabia. Tutta gente che veniva vessata e costretta a pagare il pizzo alla cosca di Scanzano, sotto diverse forme. E ancora emerge l’ingerenza del clan D’Alessandro negli appalti pubblici e in settori come quello della sanità, dei trasporti, il mercato ittico, la pubblicità, gli eventi e i parcheggi. Senza dimenticare affari che da sempre alimentano le casse della cosca di Scanzano come quello delle sostanze stupefacenti e delle scommesse. Gli investigatori hanno ricostruito la divisione delle piazze di spaccio e il sistema utilizzato per rifornire i pusher dei vari quartieri di Castellammare. Inoltre, è stato ricostruita nel dettaglio anche l’organizzazione del sistema delle gioco online, gestito dal clan attraverso siti pirata e agenzie aperte in punti strategici della città. Tutte accuse che l’Antimafia metterà sul tavolo nel corso dell’udienza preliminare che andrà in scena il prossimo 20 ottobre. Il collegio difensivo composto tra gli altri dagli avvocati Stefano Sorrentino, Gennaro Somma, Alfonso Piscino, Renato D’Antuono, Mariano Morelli, Antonio de Martino, Giuliano Sorrentino e Francesco Romano, proverà a mettere in discussione un castello accusatorio che si basa su una lunghissima attività investigativa, migliaia di intercettazioni telefoniche, centinaia di filmati acquisiti dalle telecamere posizionate nei punti strategici dalle forze dell’ordine e di fotografie scattate durante gli appostamenti. Un lavoro enorme che ha consentito di gettare le basi per l’ennesimo maxi-processo nei confronti del clan D’Alessandro.

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