Elena Pontoriero

Sant’Antonio Abate. Botte a una tredicenne, aggressione nel video

Elena Pontoriero,  

Sant’Antonio Abate. Botte a una tredicenne, aggressione nel video

Nello stesso giorno dell’addio ad Alessandro, il 13enne di Gragnano volato giù dal quarto e sulla cui morte resta l’ipotesi di istigazione al suicidio, a Sant’Antonio Abate viene denunciato un grave atto di bullismo. La vittima è una ragazzina di tredici anni, la stessa età che aveva Alessandro. E come Alessandro è stata presa di mira da un gruppo di sole bulle, tre per la precisione. Un giro con le amiche poi l’incontro con le tre ragazzine violente, di qualche anno più grandi, avvenuto a pochi metri dal parcheggio della scuola Enrico Forzati. Futili motivi e la tredicenne si è ritrovata circondata e minacciata, poi strattonata e trascinata a terra. «Mia figlia è una ragazzina tranquilla e, forse, si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato. E’ diventata in pochi istanti il capro espiatorio di tre adolescenti che, probabilmente, avevano pianificato di filmare qualcosa da poter postare sui social». A raccontarlo è Giuseppe, papà della 13enne pestata a sangue due sere fa mentre era in compagnia di due amiche e stava rientrando a casa dopo una passeggiata. Futili motivi per avvicinare la vittima «abbiamo saputo che hai parlato male di noi», poi le minacce «ti uccidiamo qui a terra oppure ti mandiamo in ospedale» e l’aggressione. E mentre la vittima tentava di sfuggire alle botte delle due ragazzine violente, la terza bulla era occupata a riprendere l’intera sequenza con il proprio smartphone, come fosse un’impresa da poter mostrare agli altri e, probabilmente, conquistare dei like. Un pestaggio che, fortunatamente, è terminato con ecchimosi e graffi su braccia e gambe e tanta paura da parte della vittima. «Ero a casa attendendo che mia figlia rientrasse quando il mio telefonino ha squillato ed era lei – spiega papà Giuseppe – La sua voce mi è parsa subito strana e ho chiesto cosa fosse accaduto. Mi ha detto che era stata picchiata da ragazzine con cui neanche mai aveva parlato e che si era rifugiata in un ristorante per scappare alle bulle. Velocemente ho raggiunto mia figlia e mi sono accertato che non avesse ferite gravi, ma è stato necessario l’intervento dei medici del pronto soccorso dell’ospedale di Nocera per esserne sicuri. Mia figlia oggi ha paura di uscire e incontrare le stesse ragazzine che l’hanno pestata senza nessun motivo». Nessun motivo può giustificare la violenza, né verbale né fisica. «Ti uccidiamo» hanno ripetuto le bulle alla tredicenne terrorizzata. Una scena che, pare, sarebbe stata vista in parte da una persona che si trovava a transitare nella zona del parcheggio della scuola e che si sarebbe limitata a intervenire semplicemente ammonendo a voce le ragazzine. Da qui la fuga della vittima che ha raggiunto in centro cittadino in cerca di aiuto, fino a varcare la porta del ristorante e sentirsi finalmente in salvo. «Siamo in un momento storico davvero difficile. Gli atti di bullismo sono all’ordine del giorno e noi adulti abbiamo il dovere di aiutare i nostri ragazzi – replica Giuseppe, papà della 13enne pestata – Pur di postare un video acchiappalike si tentano imprese pericolose o si sceglie una vittima, la prima che capita, e si pesta a sangue. E’ un fenomeno che va fermato, soprattutto va denunciato per poter recuperare con percorsi riabilitativi i giovani autori di queste assurde violenze».

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