Chiede la pensione ma per l’Inps la incassa da 15 anni, anziana di Poggiomarino vittima di una truffa

Adriano Falanga,  

Chiede la pensione ma per l’Inps la incassa da 15 anni, anziana di Poggiomarino vittima di una truffa

Scopre di essere titolare di una pensione di invalidità da 15 anni, ma di fatto non ha mai percepito un centesimo. Non solo, questo le vieta di ricevere la dovuta pensione sociale, avendo raggiunto i 67 anni. «Sono disperata, qualcuno si è sostituito alla mia persona, e con documenti verosimilmente falsi, sta percependo una pensione a nome mio», spiega disperata la vittima. Ha dell’assurdo ciò che sta capitando a Orsola De Luca, anziana di Poggiomarino, dal momento in cui ha raggiunto anagraficamente la soglia per accedere alla pensione sociale di circa 300 euro. Un sussidio che l’istituto di previdenza le ha rifiutato, comunicandole che da anni che le vengono versati soldi per la pensione di invalidità. E’ aprile quando la donna, attraverso un patronato, presenta domanda all’Inps per il sussidio. Dopo qualche settimana l’amara sorpresa, l’istituto di previdenza respinge la sua richiesta, in quanto, si legge nella lettera, la donna percepisce già, dal 2007, un sussidio di invalidità. «Io non sono invalida, e non ho mai ricevuto un solo euro, oltre naturalmente a non aver mai chiesto prestazioni in tal senso». Pensando ad un errore, Orsola tramite il proprio avvocato farà degli approfondimenti, scoprendo di fatto che una donna con i suoi identici dati, finanche il codice fiscale, sta percependo presso uno sportello postale di Napoli una pensione di invalidità come spiegato dall’Inps. Non è chiaro se si tratti di una truffa artatamente costruita attraverso il furto di identità ai danni dell’Inps, ma l’istituto farà spallucce, sostenendo di essere in regola con le procedure e spingendo la donna a presentare un esposto. Verrà così presentato presso la Procura di Napoli una denuncia contro ignoti, ma da luglio ad oggi tutto sembra essersi arenato. Una circostanza che mette in serie difficoltà la donna, vivendo da sola e senza ulteriori redditi. «Sono pochi soldi, non mi cambieranno la vita ma è un mio diritto averli» ripete Orsola che ora è pronta a intraprendere una battaglia per vedere riconosciuti i suoi diritti. Sembra escludersi un caso di omonimia, vale a dire una donna nata lo stesso giorno, mese, anno e luogo, oltre ad avere identico nome e cognome della protagonista di questa paradossale vicenda. Se è però vero che questo genere di truffe sono frequenti, è quantomeno curioso la posizione dell’Inps, che si autoesonera da ogni responsabilità, non avviando accertamenti e verifiche, non solo doverose, ma fondamentali per far emergere una possibile truffa nei suoi riguardi. La regolarità nelle procedure non esclude la presentazione di documenti falsi, soprattutto alla luce dell’esposto in autotutela presentato dalla signora De Luca, che si è vista scippata di un legittimo diritto. E ad ogni modo, certo è che l’istituto di previdenza sociale all’interessata, di fatto, non sta erogando nessuna prestazione. Circostanze che spingono Orsola a citare in giudizio l’Inps.

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