Clementina Sasso, l’astrofisica torrese che sogna il Parlamento con de Magistris

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Clementina Sasso, l’astrofisica torrese che sogna il Parlamento con de Magistris

Di professione fa l’astrofisica. Clementina Sasso, però, ha la passione per la politica nel sangue ed è alla sua terza campagna elettorale. Per la prima volta, con Unione Popolare, l’alleanza voluta dall’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, si presenta alle Politiche nel collegio Campania 01.

Clementina Sasso, perché la sua decisione di scendere in campo e candidarsi per le Politiche con Unione Popolare?

«Gli ultimi due anni sono stati molto particolari. Personalmente mi sono impegnata nella lotta alla pandemia ma soprattutto al modo in cui è stata gestita. Per esempio ho fatto le barricate per le scuole aperte contro De Luca e la regione Campania. In quella fase mi sono accorta che l’unico sostegno che abbiamo avuto è stato de Magistris che, quando era sindaco, ha tentato di opporsi al Governatore tenendo le scuole aperte».

Per lei è la prima esperienza al Parlamento?

«Ma si tratta della terza candidatura dopo la Regione e Comune di Napoli. In questo modo potrei dire che  si è chiuso il cerchio».

In questo momento, come le accade spesso per lavoro, lei è all’estero. Come viene giudicata la fase che sta vivendo l’Italia?

«Guardi il mio ambiente è abbastanza di sinistra, soprattutto quello della ricerca in cui mi muovo. E’ palese che ci sia  preoccupazione su questo probabile avvento delle destre e sui rischi per i diritti. Nessuno, in verità, crede che possano fare leggi liberticide. Ma sfido chiunque a trovare un’azione per migliorare la sanità pubblica o la difesa dei i consultori per abortire. Vi saranno restrizioni su libertà e diritti civili, su immigrazione, tutti temi su cui le destre sono pessime e così sono considerate nel contesto internazionale».

Pensi al tuo futuro lontano dall’Italia?

«Per ora i mei sono solo viaggi di lavoro che sono obbligati. Ma non ho intenzione di lasciare il mio Paese. E’ chiaro che io ho fatto dottorato in Germania e prendono molto dall’estero. In Italia è difficile che si assuma qualche professionista dall’estero o, magari,  prenda posto a tempo indeterminato. Noi attraiamo poco gli stranieri, per salari e per pochi posti a disposizione. All’estero invece si guarda molto di più all’internazionalità».

Perché lei ha scelto di fare politica?

«Per necessità. Proprio oggi scrivevo che se la politica fosse a misura di cittadino, io e altri potremmo fare il nostro lavoro con calma. Purtroppo non funziona nulla: dal fare un certificato burocratico, alla scuola chiusa e come cittadina sono dovuta scendere in campo pur rimanendo una cittadina prestata alla politica». Questa sarà una campagna elettorale complicata con la limitazione del 3%.

«Noi dobbiamo batterci per arrivare al 3%. E abbiamo avuto poco tempo per farci conoscere. Poco tempo per le firme e poi pochissimo tempo per farci conoscere. Ci ha dato una mano Melenchon che è venuto in Italia ma le difficoltà sono tante: se parliamo delle menzioni nei sondaggi o un elenco dei programmi dove noi puntualmente non ci siamo».

De Magistris risulta un leader un po’ divisivo: lei che giudizio ne dà?

«Devo dire che questa volta è stato lui a contattarmi, offrendomi una candidatura voluta proprio per le mie posizioni su pandemia e scuola. E soprattutto su come intendo la gestione della pandemia».

I suoi giudizi come sindaco di Napoli non sono lusinghieri. La preoccupa?

«Io penso che solo chi non opera non sbaglia. Non sono di Napoli e non ho vissuto quello che lui ha fatto ma sui punti tradizionali della sinistra, ad esempio acqua bene comune, apertura scuole, attenzione ai quartieri poveri, beni dati in gestione alle comunità mi sento di dire che ha fatto bene».

Lei pensa che si parli abbastanza di ambiente in questa campagna elettorale?

«Di ambiente si parla ma se ne parla solo per la crisi energetica. Non si parla, ad esempio, di come è stata gestita la pandemia. Da lì ha avuto inizio una limitazione delle libertà personali, della sanità che ha ancora problemi da gestire, della scuola che sarà colpita in un’altra crisi perchè non abbiamo risolto nulla».

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