Paura a Castellammare. Crolli a Capo Rivo, il terrore dei residenti: «Qui viene giù tutto»

Tiziano Valle,  

Paura a Castellammare. Crolli a Capo Rivo, il terrore dei residenti: «Qui viene giù tutto»

Giorno dopo giorno si continuano a sgretolare i palazzi terremotati del rione Capo Rivo. L’ultimo cedimento si è verificato domenica mattina, quando due grosse pietre si sono staccate da una parete disastrata e sono piovute giù in strada. Una situazione allarmante perché a rischio crollo c’è anche la facciata della chiesa e a distanza di un mese dal primo cedimento non s’intravede l’ombra di una messa in sicurezza.«Qui ci hanno abbandonato, nelle favelas stanno molto meglio. A causa della chiusura della strada, per sostare ai nostri box dobbiamo fare il giro della Panoramica», dice Francesca mentre passeggia con il cane in piazza.«La piazza ha tutti edifici pericolanti, è un pericolo per tutti, soprattutto per i nostri bambini. Ho paura per i miei figli», ha riferito Carmela mentre rientrava a casa con i figli appena usciti da scuola. «Qui è pericoloso. Ogni volta che passiamo sotto i palazzi abbiamo paura», aggiungono Maria e Felicia.«La zona qui è tutta a rischio crollo, dal crollo della palazzina del 14 Agosto nulla è stato fatto. Noi residenti abbiamo paura, soprattutto per i bambini, e siamo stanchi. Domani (oggi per chi legge, ndr) ci raduneremo per protestare e farci sentire», annuncia Antonio.Sono tutti residenti del Capo Rivo a parlare. Il quadro generale descritto è quello di un quartiere completamente abbandonato. Una fotografia che rappresenta il comportamento di uno Stato che mette da parte e abbandona i quartieri più bisognosi delle città. I marciapiedi sono impraticabili, molti edifici sono a rischio crollo e presentano crepe che pian piano si stanno allargando, ci sono detriti, massi e pezzi di edifici sulle strade. A provvedere, per quel che è possibile, a rimuoverli, sono i residenti del Capo Rivo, che ormai stanchi e impauriti, domani mattina si raduneranno in piazza per chiedere tutti insieme un aiuto e la giusta attenzione ai commissari prefettizi.Il livello della tensione è salito alle stelle domenica mattina quando i residenti, oltre a notare altri massi caduti in strada provenienti dalla facciata della chiesa del Santissimo Crocifisso, chiusa ormai dal 2008 a causa delle perdite di un palazzo confinante, hanno notato diverse crepe allargarsi nei fabbricati diroccati e danneggiati dal terremoto degli anni ‘80. Eppure un segnale d’allarme alle autorità è arrivato nella notte del 14 agosto scorso, quando le fondamenta di uno dei fabbricati sono cedute rovinando su tutta la strada, danneggiando le auto che sostavano ai piedi dell’edificio. Per miracolo si è evitata la tragedia, dato che la piazza, durante la giornata, è affollata anche da bambini e da minorenni.Da quella mattina, quando fu denunciato il crollo, «nessun tipo di lavoro è stato effettuato», riferiscono i residenti preoccupati. Le transenne che furono messe per delimitare l’area del crollo sono inefficaci, chiunque potrebbe accedere senza difficoltà.Dato l’inizio delle scuole, l’area è attraversata la mattina e il primo pomeriggio dai genitori che accompagnano i propri figli a scuola – nelle vicinanze ci sono i due plessi della Panzini – da ciclomotori e da adolescenti in sella alle proprie biciclette. Per non parlare dei disagi relativi alla viabilità: l’area è inaccessibile con l’auto dato che è delimitata dai new jersey da diverse settimane, perciò per chi arriva dalla parte est di Castellammare, per sostare l‘auto nei propri box, deve fare il giro attraversando via Panoramica. I residenti sono stanchi e sono pronti a manifestare contro questo stato di degrado.Assaliti da quattro cani sul monte Faito, due fidanzati salvi per miracoloErano partiti da Napoli e avevano scelto di trascorrere una tranquilla domenica pomeriggio immersi nella natura incontaminata del Faito. Una giornata di relax per sfuggire all’ennesima ondata di caldo della stagione estiva e per godersi i sentieri fino alla chiesa di San Michele. Ma un imprevisto lungo il tragitto ha trasformato quella passeggiata in un autentico incubo: un gruppo di cani pastore al seguito di un gregge li ha assaliti, costringendoli a ricorrere alle cure mediche. A riferire l’accaduto è Lisa, una studentessa di Napoli, che ha raccontato di aver denunciato la vicenda al commissariato e ha affidato poi ai social il suo racconto. «Lungo il cammino abbiamo incontrato un gruppo di capre, tranquillissime. – spiega Lisa – Notiamo che spontaneamente si spostano per farci strada e noi proviamo a proseguire, visto che nessuno prima ci aveva detto nulla, se non che ci aspettava una bella passeggiata lunga. Qui però inizia l’inferno: improvvisamente quattro cani pastore corrono e ci circondano. Capiamo la situazione e proviamo a scappare, ma non ce lo permettono». I due fidanzati si erano visti ormai persi, mentre uno dei cani avanzava minacciosamente verso di loro. «Ha attaccato il mio ragazzo mordendo dove poteva e appendendosi addosso. Gli altri tre si aggrappano ai miei piedi, mi fanno scivolare e perdere il telefono», racconta Lisa non nascondendo la paura che «saremmo morti lì, sbranati dai cani». Lungo quei sentieri non c’era nessuno che potesse ascoltare le loro richieste di aiuto. E così il ragazzo con l’istinto di sopravvivenza è riuscito a svincolarsi dalla morsa e a trascinare Lisa con sé, provando ad avventurarsi tra i boschi finché i cani sono andati via per non perdere contatto con il gregge. «Riusciamo a trovare una casa abitata, chiediamo aiuto e incontriamo bravissime persone. Ci accolgono, ci fanno sedere e calmare, medicano come possono la ferita del mio fidanzato. – prosegue la ragazza – Ci raccontano che negli ultimi tempi quello è diventato un posto pericoloso a causa di queste capre lasciate libere di pascolare con cani aggressivi. E che ci sono state numerose denunce, ma nessuno fa nulla». Le due giovani vittime di quella disavventura si sono fatte accompagnare alla stazione, in cui «c’era un’altra coppia di turisti, anch’essi attaccati dai cani». Poi la tappa al pronto soccorso, dove i medici hanno medicato le ferite che aveva riportato il ragazzo, a cui hanno prescritto 10 giorni di riposo. «Noi siamo riusciti a cavarcela con una grande paura: pochi punti al braccio, vestiti strappati e mezza giornata trascorsa tra pronto soccorso, farmacie e forze dell’ordine. – conclude Lisa – Ma se le cose vanno avanti così, ci scappa il morto. Ad altri poteva andare peggio e non oso immaginare cosa sarebbe successo ad un bambino».

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