Alberto Dortucci

Crollo del ponte Morandi, schiaffo alle 43 vittime: Aspi e Spea vogliono uscire dal processo

Alberto Dortucci,  
L’allarme dei pubblici ministeri: «In lista ci sono 1.228 testimoni, il dibattimento non finirà mai»

Crollo del ponte Morandi, schiaffo alle 43 vittime: Aspi e Spea vogliono uscire dal processo

Torre del Greco. Due schiaffi in un colpo solo. Si apre con una doppia delusione per le famiglie delle vittime la prima «vera» udienza del processo per il crollo del ponte Morandi, in cui persero la vita anche quattro giovani di Torre del Greco: Giovanni Battiloro, Gerardo Esposito, Antonio Stanzione e Matteo Bertonati. A quattro anni dalla tragedia del 14 agosto 2018, infatti, Autostrade e Spea potrebbero uscire del tutto dal procedimento giudiziario. I legali delle due società hanno, infatti, chiesto di essere escluse come responsabili civili. In pratica, di essere escluse dai risarcimenti in caso di condanna. Sebbene coinvolti ci siano diversi ex top manager della concessionaria targata Benetton – a partire dall’amministratore delegato Giovanni Castellucci – ci sarebbe il rischio che qualcuno possa rimanere a mani vuote. La richiesta di Aspi e Spea è basata sul fatto che – durante gli incidenti probatori – le società non erano formalmente indicate come eventuali responsabili civili. I pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno si sono espresse in maniera favorevole mentre i legali delle parti civili si sono opposte. Sarà il collegio a decidere se escludere o meno Aspi e Spea. Nella prima ipotesi, a pagare – in caso di condanna – saranno solo gli imputati.

I 59 imputati

A processo ci sono 59 imputati tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea, ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche della Liguria. Secondo l’accusa tutti sapevano delle condizioni del viadotto Polcevera, ma non sarebbero state effettuate le necessarie manutenzioni per risparmiare i costi degli interventi. Le società hanno patteggiato circa 30 milioni. Al momento le parti civili sono formate da due famiglie delle vittime (la stragrande maggioranza dei parenti dei 43 morti ha accettato il risarcimento di Autostrade e non è quindi parte civile) e poi alcune aziende, sfollati, persone che hanno subito ferite e lesioni, associazioni.

L’allarme dei pm

«Un processo con 1.228 testimoni che porterebbe a un potenziale di 155.000 tra esami e controesami è un processo che non si può fare e non avrà mai fine». È quanto ha detto il pubblico ministero Massimo Terrile nel corso dell’udienza del processo per il crollo del ponte Morandi. Il pubblico ministero ha illustrato i motivi per cui – a suo avviso – molte delle circa 600 parti civili dovrebbero essere escluse dal processo penale. «La lista testi della procura conta 177 persone, quelle dei 59 imputati oltre 300 e quelle delle parti civili oltre 600. Con questi numeri il processo non avrà fine diversa da quella dell’estinzione dei reati – ha detto Massimo Terrile -. L’obiettivo è snellire il processo per arrivare a una eventuale condanna o assoluzione e non quello di liquidare i danni alle parte danneggiate, anche perché in un evento come questo i potenziali danneggiati potrebbero essere infiniti».

Il comitato delle vittime

«L’eventuale esclusione di Aspi e Spea come responsabili civili dal processo ovviamente non ci fa piacere però capiamo le motivazioni tecniche processuali avanzate. Si tratta di un’altra stortura, ma quello che ci preoccupa davvero è il possibile numero abnorme delle parti nel processo che allungherebbe in maniera inaccettabile i tempi», le parole di Egle Possetti, portavoce del Comitato parenti vittime del Morandi, fuori dall’aula. In udienza preliminare il giudice aveva escluso dalle parti civili il Comitato che però ha chiesto di nuovo a inizio processo la costituzione. Secondo il giudice il comitato non era stato costituito prima del crollo. «Ci auguriamo che la nostra richiesta venga accolta mentre riteniamo giusto – ha concluso Egle Possetti – che vengano esclusi altri che potranno comunque avere ristoro dei danni in sede civile».

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