Andrea Ripa

La crisi dei campi di nocciole nel Vesuviano: clima impazzito e carenza di braccianti, così le imprese sono in ginocchio

Andrea Ripa,  

La crisi dei campi di nocciole nel Vesuviano: clima impazzito e carenza di braccianti, così le imprese sono in ginocchio

La siccità le ha consumate, i violenti temporali le hanno definitivamente «affogate». La crisi dei noccioleti del Vesuviano e del Nolano  è ostaggio degli eventi disastrosi di un clima fuori controllo. Un mix micidiale a cui s’aggiunge la carenza dei braccianti – «mai così grande come quest’anno», denunciano le aziende – che ha spinto centinaia di imprenditori agricoli del settore ad alzare bandiera bianca. La poca frutta raccolta in queste settimane spesso è per metà buona soltanto per la discarica, quello che si salva è troppo poco rispetto alle previsioni fatte a inizio anno. Dopo la scorsa annata già povera di prodotti, anche questa estate di raccolta delle nocciole, all’ombra del Vesuvio, si è trasformata in un disastro. Si stima una perdita dei raccolti che supera il 50% nei noccioleti che da Terzigno a San Giuseppe Vesuviano, Poggiomarino, Ottaviano e Palma Campania sono diventati una «croce» per gli imprenditori agricoli della zona. E nel Nolano – da San Paolo Belsito, Marigliano, Piazzolla fino all’Irpinia – la situazione non è migliore. La nocciola, oltre a essere più piccola quest’anno – «forse la più piccola degli ultimi cinquant’anni» -, anche dal punto di vista quantitativo non ha offerto granché. Da Terzigno s’alza il grido d’allarme di chi ora chiede l’intervento di Regione e Governo. «Ci sono centinaia di aziende che registrano gravi perdite». La voce è di Domenico Auricchio, un passato da senatore e da sindaco di Terzigno, un presente da consigliere comunale e un impegno politico attivo nel centrodestra, e una vita – tutta – passata nei campi a coltivare le nocciole. Una passione prima ancora che un lavoro a tempo pieno. «Ogni giorno vengono da me contadini, mi mostrano le nocciole che hanno raccolto. Sono quasi tutte da buttare», spiega. Mentre parla con un martello rompe un carico di nocciole che gli ha lasciato una contadina della zona. E’ un “campione” per valutare come quest’anno siano venuti fuori i frutti, a ogni guscio che si rompe le preoccupazioni sul disastro nei campi aumentano sempre più. «Oltre alla siccità che ha consumato e indebolito il frutto, dopo i temporali non hanno provveduto a raccogliere tempestivamente i prodotti che sono rimasti inzuppati d’acqua per giorni, così sono diventati marci e immangiabili. – dice – Una crisi legata anche alla carenza dei braccianti. Se prima trovavamo la fila di persone pronte a lavorare nei campi, oggi grazie anche al reddito di cittadinanza nessuno più preferisce rimboccarsi le maniche: non si trova un operaio neanche pagandolo il doppio». Parole forti che delineano perfettamente il quadro di precarietà in cui centinaia di imprenditori di tutto l’hinterland vesuviano sono costretti a vivere. I campi si svuotano, non soltanto perché gli alberi non regalano più i frutti di una volta, ma anche perché manca la manodopera. «Parliamo di danni per milioni di euro, ora servono ristori. Urgono interventi di Governo e Regione, anche perché per il secondo anno ci ritroviamo di fronte a questo problema legato a un raccolto che è ben al di sotto delle nostre aspettative», spiega ancora Auricchio. Le sue preoccupazioni sono comuni all’intera classe di imprenditori agricoli della zona, costretti a fare i conti con la crisi dei campi anche per quest’anno. Ridotti in ginocchio per la mancata raccolta e spesso abbandonati dalle istituzioni.

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