Andrea Ripa

La strage silenziosa dell’amianto, muore un operaio di Torre Annunziata dell’ex Isochimica

Andrea Ripa,  

La strage silenziosa dell’amianto, muore un operaio di Torre Annunziata dell’ex Isochimica

La strage silenziosa dell’amianto continua a mietere morti. Ennesima vittima tra i lavoratori dell’ex Isochimica di Avellino, l’azienda di Elio Graziano che per dieci anni, dai primi anni Ottanta, scoibetava l’amianto dalle carrozze ferroviarie per conto di Ferrovie dello Stato. Un altro operaio affetto da mesotelioma è morto aspettando ancora che venga fatta giustizia, si è arreso pochi mesi dopo la sentenza di primo grado arrivata a metà giugno di quest’anno dopo una lunga istruttoria. L’ex scoibentatore Rosario Angellotti, 62 anni, è deceduto dopo un decorso fulminante del mesotelioma pleurico che gli era stato diagnosticato poco tempo fa. E’ la 35esima vittima dell’amianto scoibentato nello stabilimento di Rione Ferrovia, al centro della città irpina. Originario di Torre Annunziata, Angellotti lascia moglie e due figli. Assunto giovanissimo all’Isochimica, dopo la sua chiusura aveva ripreso gli studi laureandosi in ingegneria. Nel 2014 l’Inail gli aveva riconosciuto la asbestosi, patologia contratta a causa delle prolungata esposizione all’amianto che all’Isochimica avveniva senza alcuna protezione per il personale. La vittima era parte civile nel processo di primo grado nei confronti di ventisei imputati, accusati a vario titolo di omicidio colposo, lesioni personali gravissime e omissione di atti d’ufficio, conclusosi nel gennaio scorso. La sentenza ha condannato a dieci anni di reclusione soltanto quattro degli imputati: i responsabili della sicurezza Isochimica: Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca; e due ex funzionari di Ferrovie dello Stato: Aldo Serio e Giovanni Notarangelo. I giudici si erano pronunciati a gennaio scorso. Nell’ambito della sentenza di primo grado era stata disposta anche una provvisionale di 50mila euro per ognuna delle famiglie degli ex operai deceduti per patologie correlate alla prolungata esposizione all’amianto. La pena corrisponde alla richiesta fatta dalla pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore di Avellino, Roberto Patscot, per i reati di disastro doloso, omicidio colposo, lesioni personali e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Assolti per non aver commesso il fatto gli altri imputati che dovevano rispondere di concorso in disastro colposo per omissione di atti di ufficio. Tra questi l’ex sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso e la Giunta comunale del tempo, tre dirigenti comunali, i titolari delle imprese che si sono succedute nei lavori di bonifica del sito, il curatore fallimentare dell’Isochimica. L’accusa aveva chiesto condanne da due anni e sei mesi a due anni. Assolto anche un altro ex sindaco di Avellino, Paolo Foti, rinviato a giudizio con l’accusa di rifiuto in atto di ufficio, e il medico della Asl responsabile dell’unità amianto, per non aver commesso il fatto. Per entrambi era stata chiesta la condanna a sei mesi di reclusione. Il processo, durato quasi sei anni, si è svolto nell’aula bunker del carcere di Poggioreale di Napoli a causa della mancanza di spazi adeguati a disposizione del tribunale di Avellino.

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