Nascondeva un tirapugni nello zaino, un 17enne armato a scuola: indagini a Torre Annunziata

Giovanna Salvati,  

Nascondeva un tirapugni nello zaino, un 17enne armato a scuola: indagini a Torre Annunziata

Aveva un tirapugni nascosto nello zaino della scuola. Lo ha estratto e fiero lo mostrava ad alcuni sui amici. Era pronto ad usarlo se fosse stato necessario, o anche solo per il gusto di dimostrare la sua prepotenza. Lui, 17 anni e già un cognome pesante, come l’eredità di una famiglia che lo ha condannato a seguire l’esempio dei suoi nonni, di suo padre. La scelta di una vita sbagliata che gli ha negato l’infanzia e già minorenne una prima denuncia e segnalazione per quel tirapugni estratto dallo zaino e che rappresenta un’arma a tutti gli effetti.   Il ragazzino si trovava nei pressi degli stabilimenti balneari di viale Marconi, era in compagnia dei suoi compagni di classe. Appena uscito da scuola si era concesso una passeggiata lungo il mare prima di rincasare. Ma è proprio qui che è stato notato da una volante della polizia. Un volto peraltro già noto quello del ragazzino. Durante il controllo è stato ritrovato il tirapugni sequestrato e per il ragazzino è costata una denuncia. Un episodio che ripercorre il clima che da mesi sta avvolgendo la città di Torre Annunziata. Giovani ragazzini ormai senza più controllo e guida. Nuovi ras del clan già finiti nel mirino dell’Antimafia. Una fotografia drammatica che viene fuori da atti, inchieste, dossier informative. Il primo campanello d’allarme lo aveva suonato, qualche mese fa, la Dia che nella relazione semestrale al Parlamento aveva posto l’accento proprio sulle «nuove generazioni» della camorra vesuviana. Sui nuovi boss che puntano a conquistare la città. Un sospetto confermato, poi, dalle carte dell’inchiesta sul Quarto Sistema, il nuovo sodalizio criminale del rione Penniniello composto da figli e nipoti di affiliati uccisi dai Gionta. Un clan nato nell’odio e cresciuto seguendo la sete di vendetta nei confronti dei Valentini. Da quelle carte viene fuori proprio il ruolo assunto all’interno dei Gionta da diversi ragazzini, alcuni dei quali minorenni, indicati come figure già di primo piano, al punto da imporre ai pusher l’acquisto della droga attraverso i canali di Palazzo Fienga (l’ex roccaforte murata del clan). E sempre da quella inchiesta emerge il ruolo che avrebbero assunto nella consorteria criminale alcuni parenti dei boss reclusi al 41-bis. Sullo sfondo poi il ruolo di alcuni esponenti di spicco del clan, recentemente scarcerati, e ritenuti oggi alla guida della cosca. Una fotografia che potrebbe spiegare in parte le dinamiche criminali di questi mesi e l’incredibile sequenza di violenze che ha travolto la città. Dinamiche dietro le quali si celano spesso i volti di un branco di ragazzini cresciuti a pane e camorra. @riproduzione riservata

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