Il reddito di cittadinanza ago della bilancia del voto

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Il reddito di cittadinanza ago della bilancia del voto

Il caro bollette, sicuramente. La guerra e i partiti filo-putiniani, anche. I giovani, il lavoro e il clima, pure. Ma ciò che sicuramente sta caratterizzando questa campagna elettorale e rischia di diventarne il vero ago della bilancia è il dibattito sul reddito di cittadinanza. La misura voluta dai Cinque Stelle che, nel 2018, la usarono come grimaldello per stravincere le elezioni. E che, nonostante i guai a ripetizione commessi dai grillini in questi cinque anni, li tiene ancora a galla secondo gli ultimi sondaggi. La misura, varata dal primo governo Conte, ha messo a bilancio quasi 18 miliardi di euro che servono a sostenere le famiglie in difficoltà. Pur partendo da un presupposto positivo, però, i disastri applicativi e le truffe combinate in nome del reddito hanno creato uno scontro sulla misura. Anche se, nelle ultime settimane, le posizioni si sono molto ammorbidite. E’ eloquente in questo senso l’affermazione di Silvio Berlusconi, uno che di promesse se ne intende. “Noi non vogliamo eliminare il reddito di cittadinanza, come falsamente dicono i nostri avversari, anzi vogliamo aumentarlo ed estenderlo a tutti i cittadini che sono nella povertà che nel nostro Paese esiste ed e’ drammatica” le parole del leader di Forza Italia che fotografa bene la situazione. “Sono 4,7 milioni – ha aggiunto Berlusconi – gli italiani nella povertà assoluta, una vergogna nazionale, e per loro dobbiamo esserci sempre”. I Cinque Stelle lo rivendicano con orgoglio: “Abbiamo salvato un milione di cittadini dalla povertà – dichiara Giuseppe Conte – impensabile rimuovere il reddito”. E più volte si è fatto fotografare con la tessera del reddito quasi a rivendicarne la primogenitura, beccandosi l’accusa da Renzi di “politico che fa clientele”. Nel centrosinistra Luigi Di Maio sostiene di averlo voluto e inventato: “Ero ministro del Lavoro quando l’abbiamo varato. Altri si stanno appropriando del merito, ma l’ho inventato io” dichiara somigliando a Pippo Baudo. “Meloni dice che nel primo Consiglio dei Ministri vuole fare per mano di Salvini l’autonomia differenziata e togliere soldi al Sud, è alleata di chi vuole portare i Ministeri a Milano, vuole abolire il reddito di cittadinanza” accusa il ministro degli Esteri e leader di Impegno Civico Luigi Di Maio a Napoli. Ricevendo a stretto giro la replica di Fdi: “Di Maio incarna il peggio della classe politica meridionale della Prima Repubblica, quella che ha ragionato sempre e soltanto in termini di assistenzialismo, tenendo il Sud in una condizione di disagio e di arretratezza per farne un costante serbatoio di voti. Questo spiega la sua pervicacia nel difendere il reddito di cittadinanza, uno strumento che non ha portato lavoro, come avrebbe dovuto, ma soltanto l’ennesima elemosina di Stato di cui hanno approfittato criminali e disonesti” dichiara Iannone. Il Pd, come al solito, mantiene una posizione neutra. Difende il reddito di cittadinanza ma allo stesso tempo vorrebbe riformarlo per evitare, come accaduto che si trasformi in uno strumento assistenzialista. Chi invece, sin dal primo momento, ha sempre avuto le idee chiare è il Terzo Polo di Renzi e Calenda. L’ex premier ha anche raccolto le firme per portare davanti agli elettori il referendum per la cancellazione del reddito di cittadinanza. “Quei soldi potremmo darli alle imprese per formare i lavoratori e per aumentare gli stipendi – ha dichiarato Renzi – invece li diamo senza un controllo vero a persone che spesso non ne hanno alcun diritto”. Un tema centrale che può spostare milioni di voti e che, soprattutto al Sud, potrebbe decidere chi vince e chi perde.

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